Neurotrofici: Hericium erinaceus e NPF: cosa dice la scienza

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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso dell’ Hericium erinaceus, un fungo medicinale conosciuto anche come Lion’s Mane. Molti pazienti con NPF lo utilizzano come supporto e diversi riferiscono un miglioramento soggettivo di alcuni sintomi, ma cosa sappiamo davvero dal punto di vista scientifico?

L’Hericium erinaceus è un fungo appartenente ai Basidiomiceti (un ampio gruppo di funghi che producono le spore su strutture chiamate basidi e che comprende molte specie “a cappello”). È un organismo saprofita, cioè si nutre di materia organica morta, e cresce prevalentemente su tronchi di latifoglie come quercia, noce, faggio e olmo. Dal punto di vista ecologico è responsabile del cosiddetto marciume bianco, una forma di degradazione del legno che comporta la distruzione della lignina e lascia una struttura fibrosa e chiara.

È diffuso in Asia, Europa e Nord America. La sua coltivazione controllata è documentata in Cina a partire dal 1988. Nella tradizione medica cinese e giapponese viene utilizzato da secoli, inizialmente soprattutto per il supporto del tratto gastrointestinale. Sono riportati impieghi nelle ulcere gastriche e duodenali e negli stati infiammatori del canale alimentare. Alcune fonti etnobotaniche riferiscono inoltre che popolazioni native nordamericane lo utilizzassero come emostatico topico, cioè per favorire l’arresto del sanguinamento nelle ferite superficiali.

L’interesse scientifico moderno per l’Hericium non riguarda però principalmente l’apparato digerente, bensì le sue proprietà neurotrofiche, cioè la capacità di influenzare la crescita, la sopravvivenza e il mantenimento delle cellule nervose.

Il fungo contiene sostanze attive chiamate hericenoni, presenti nel corpo fruttifero (la parte visibile del fungo), ed erinacine, presenti nel micelio (la parte filamentosa che cresce nel substrato). Nel 1991 Kawagishi e collaboratori hanno dimostrato che alcuni hericenoni sono in grado di stimolare la sintesi del NGF (Nerve Growth Factor, fattore di crescita nervoso) in modelli sperimentali, pubblicando i risultati su Tetrahedron Letters.

L’NGF è una proteina fondamentale per la sopravvivenza dei neuroni sensitivi, per il mantenimento delle piccole fibre nervose e per la crescita dei neuriti, cioè i prolungamenti cellulari che diventeranno assoni e dendriti. Successivamente è stato chiarito che le erinacine prodotte dal micelio possiedono un’attività neurotrofica ancora più marcata. Shimbo e colleghi hanno evidenziato che l’erinacina A aumenta i livelli di NGF e di catecolamine (neurotrasmettitori come noradrenalina e dopamina) nel sistema nervoso centrale di modelli animali, suggerendo un effetto diretto sulla modulazione neurochimica.

Studi più recenti hanno ulteriormente approfondito il profilo molecolare del fungo. Ryu et al., su Bioorganic & Medicinal Chemistry Letters, hanno isolato nuove molecole con attività neurotrofica, confermandone la capacità di promuovere la crescita neuritica. Parallelamente, lavori pubblicati su International Journal of Medicinal Mushrooms e su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine hanno dimostrato, in modelli in vitro e animali, un aumento dell’espressione di NGF e una facilitazione della rigenerazione dopo lesione del nervo periferico.

È importante sottolineare che questi dati sono prevalentemente preclinici, ottenuti in colture cellulari o su modelli animali. Non esistono, allo stato attuale, studi clinici randomizzati di ampie dimensioni specificamente dedicati alla NPF. Tuttavia, il razionale biologico è coerente: l’NGF è un fattore cruciale per la sopravvivenza delle fibre C e Aδ, che sono proprio le fibre coinvolte nella trasmissione del dolore e della temperatura e che risultano compromesse nella NPF. Una sostanza capace di modulare la sintesi di NGF potrebbe teoricamente influenzare i processi di mantenimento e rigenerazione di queste fibre.

Il meccanismo ipotizzato non si limita alla sola stimolazione dell’NGF. Alcuni studi suggeriscono anche una modulazione delle vie infiammatorie e un possibile attraversamento della barriera ematoencefalica (la struttura che regola il passaggio di sostanze dal sangue al tessuto cerebrale), anche se questo aspetto necessita di ulteriori conferme nell’uomo

Dal punto di vista della sicurezza, il fungo è generalmente ben tollerato. Gli effetti collaterali riportati sono rari e in genere limitati a lievi disturbi gastrointestinali o a possibili reazioni allergiche in soggetti predisposti.

Cosa significa per chi ha la NPF?

È fondamentale distinguere tra effetto neurotrofico ed effetto analgesico. L’Hericium erinaceus non è un antidolorifico diretto. Non agisce bloccando i canali del sodio né modula in modo acuto la trasmissione del dolore come fanno alcuni farmaci utilizzati nella terapia del dolore neuropatico. Il suo eventuale ruolo, qualora confermato clinicamente, sarebbe piuttosto quello di sostenere il trofismo neuronale, cioè il mantenimento strutturale e funzionale delle cellule nervose nel tempo.

Questo significa che non si tratta di una sostanza con effetto immediato o sintomatico. Non è sufficiente “prendere una pillola” per ottenere un risultato rapido sul dolore. Il beneficio è legato a un processo biologico graduale, che riguarda il supporto e il mantenimento delle fibre nervose nel medio-lungo periodo, e non un’azione analgesica acuta. Per questo motivo eventuali effetti, quando presenti, tendono a essere riferiti dopo settimane di utilizzo e non nelle prime ore o nei primi giorni.

Diversi pazienti con NPF riferiscono di utilizzare l’Hericium come integratore e alcuni riportano benefici, come una sensazione di maggiore stabilità neurologica, una riduzione dei sintomi somatici o un miglioramento della concentrazione e della chiarezza mentale.

È importante anche riportare un’osservazione che emerge dall’esperienza di alcuni pazienti, compresa la mia. L’eventuale beneficio non viene percepito come un effetto evidente o immediato. Durante l’assunzione può sembrare quasi che “non stia facendo nulla”, proprio perché il miglioramento, quando presente, è graduale e progressivo.

Alcuni riferiscono di accorgersi del beneficio soprattutto al momento della sospensione: dopo alcuni giorni dall’interruzione, i sintomi possono ripresentarsi con maggiore intensità rispetto al periodo di assunzione. È proprio in questa fase che si percepisce retrospettivamente una differenza.

Si tratta naturalmente di osservazioni soggettive, non di dati provenienti da studi clinici controllati. Tuttavia, questo andamento è coerente con un’azione di tipo trofico e modulante, piuttosto che con un effetto analgesico acuto. Se una sostanza agisce sostenendo nel tempo l’equilibrio neuronale, è plausibile che la sua eventuale sospensione possa rendere più evidente il cambiamento.

Queste testimonianze dovrebbero rappresentare uno stimolo per la ricerca.

Come Associazione riteniamo corretto riportare sia ciò che emerge dalla letteratura scientifica sia ciò che i pazienti raccontano, mantenendo sempre un approccio prudente, trasparente e scientificamente onesto.

 

In conclusione

L’Hericium erinaceus è uno dei funghi medicinali più studiati per le sue proprietà neurotrofiche. Le evidenze disponibili dimostrano in modo coerente la capacità di stimolare la produzione di NGF e di promuovere la crescita neuritica in modelli sperimentali.

Possiede un razionale biologico solido che giustifica l’interesse scientifico e spiega perché molti pazienti scelgano di utilizzarlo come supporto, sempre con consapevolezza e sotto supervisione medica.

Gli studi clinici sull’uomo sono ancora pochi e in genere con piccoli campioni o durate di trattamento limitate. I risultati osservati finora sono promettenti soprattutto in contesti di lieve compromissione cognitiva.

 

Bibliografia

  • Kawagishi H, Ando M, Sakamoto H, et al. (1991). Hericenones C, D and E, stimulators of nerve growth factor (NGF)-synthesis, from the mushroom Hericium erinaceum. Tetrahedron Letters 32(35):4561–4564. DOI: 10.1016/0040-4039(91)80039-9.

  • Shimbo M, Kawagishi H, Yokogoshi H. (2005). Erinacine A increases catecholamine and nerve growth factor content in the central nervous system of rats. Nutritional Neuroscience 8(4):207–213. DOI: 10.1080/10284150500165716.

  • Ryu SH, Hong SM, Khan Z, et al. (2021). Neurotrophic isoindolinones from the fruiting bodies of Hericium erinaceus. Bioorganic & Medicinal Chemistry Letters 31:127714. DOI: 10.1016/j.bmcl.2020.127714.

  • Wong KH, Naidu M, David P, et al. (2012). Neuroregenerative potential of lion’s mane mushroom, Hericium erinaceus, in the treatment of peripheral nerve injury. International Journal of Medicinal Mushrooms 14(5/6) (indicizzato su PubMed).

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2 Responses

  1. Ho assunto per 3 mesi Ericium
    poi ho sospeso quando ho terminato le confezioni. Penso di riprenderlo per un tempo più lungo.Non mi rendo conto se ho avuto miglioramenti perché ho dolori migranti e ipersensibilità a tutto, caldo freddo luce rumori odori e una stanchezza cronica infinita. Conto di parlarne col prof. Donadio a fine mese. Grazie Nicole

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