Nota per i soci AINPF
Per i soci dell’Associazione Italiana Neuropatia delle Piccole Fibre (AINPF) è disponibile anche il supporto di un avvocato con esperienza nelle pratiche di invalidità civile e nelle problematiche medico-legali. Il servizio è pensato per fornire orientamento e chiarimenti nei casi più complessi, aiutando i pazienti a comprendere meglio il percorso di tutela dei propri diritti.
Nella nostra community leggiamo quasi quotidianamente domande di persone che chiedono se sia possibile intraprendere l’iter per il riconoscimento dell’invalidità civile in presenza di neuropatia delle piccole fibre (NPF), considerando che si tratta di una condizione che, ad oggi, non è regolamentata da una specifica tabella di invalidità nello Stato italiano.
Cerchiamo quindi di fare chiarezza.
La (poli)neuropatia delle piccole fibre (NPF) è una condizione neurologica che interessa le fibre nervose di piccolo calibro e può causare una varietà di sintomi in grado di influenzare in modo significativo la vita quotidiana dei pazienti.
Tabellario INPS
Spesso si sente dire che la neuropatia delle piccole fibre non potrebbe portare a percentuali di invalidità significative perché non è presente in una specifica tabella di invalidità dell’INPS.
Questa affermazione è fuorviante.
Le tabelle di invalidità civile rappresentano uno strumento orientativo utilizzato dalle commissioni medico-legali per alcune patologie, ma non esauriscono tutte le condizioni mediche esistenti. Esistono molte malattie che non sono espressamente elencate nelle tabelle ma che possono comunque essere valutate dalle commissioni medico-legali.
Quando una patologia non è tabellata, la commissione procede generalmente per valutazione analogica, cioè stimando la riduzione della capacità lavorativa e dell’autonomia della persona sulla base dei sintomi e delle limitazioni funzionali presenti.
Per questo motivo anche patologie non espressamente presenti nel tabellario possono essere riconosciute come fortemente invalidanti, se comportano limitazioni funzionali rilevanti.
Per questo motivo persone con la stessa diagnosi di NPF possono ricevere valutazioni molto diverse tra loro, a seconda della gravità dei sintomi e delle limitazioni funzionali presenti.
In particolare, i sintomi causati dalla patologia devono comportare limitazioni concrete nella vita quotidiana e nella capacità lavorativa.
L’impatto dei sintomi
La NPF può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona e l’intensità dei sintomi può variare da forme lievi a forme più gravi.
Tra i sintomi più comuni vi sono manifestazioni sensitive come:
- dolore neuropatico
- bruciore
- intorpidimento
- parestesie
Questi sintomi possono essere localizzati alle estremità oppure diffusi a tutto il corpo.
Sebbene possano risultare estremamente fastidiosi e incidere sulla qualità della vita, le commissioni medico-legali tendono a considerare più invalidanti i sintomi che compromettono le funzioni autonome dell’organismo, come ad esempio:
- alterazioni della pressione arteriosa
- tachicardia e disturbi del ritmo cardiaco
- disturbi gastrointestinali e della peristalsi
- problemi di minzione
- altre manifestazioni della disautonomia
Possono inoltre incidere significativamente sulla valutazione anche eventuali disturbi motori oggettivi (provocati da patologie associate) che rendano necessario l’uso di ausili per la deambulazione.
Per fare un esempio, in condizioni come la POTS severa o l’ipotensione ortostatica, alcune persone possono essere impossibilitate a rimanere in piedi per più di pochi minuti, con episodi di presincope o vere e proprie sincopi (svenimenti). In questi casi possono comparire anche disturbi della propriocezione e dell’equilibrio, con possibili rischi per sé stessi o per gli altri nello svolgimento di determinate attività lavorative.
È quindi importante sottolineare che non è la diagnosi di NPF in sé a determinare il punteggio di invalidità, ma piuttosto l’impatto concreto dei sintomi sulla vita quotidiana e sull’autonomia della persona.
Per questo motivo, quando si decide di intraprendere l’iter per la richiesta di invalidità, è fondamentale documentare in modo accurato come i sintomi influenzino le attività quotidiane.
I passi da seguire
- Ottenere una diagnosi ufficiale di NPF
È fondamentale disporre di una diagnosi accurata. Attualmente la biopsia cutanea rappresenta l’esame diagnostico di riferimento. Non esistono analisi del sangue in grado di diagnosticare la NPF.
Esami come la microscopia confocale corneale o il QSART possono essere utilizzati come strumenti complementari, ma non sostituiscono la biopsia.
- Raccogliere la documentazione clinica – Attenzione: la sola biopsia non basta
Molti pazienti pensano che portare il referto della biopsia cutanea sia sufficiente per ottenere il riconoscimento dell’invalidità. In realtà non è così. La biopsia serve a dimostrare la presenza della neuropatia delle piccole fibre, ma non descrive quanto la malattia limiti concretamente la vita della persona.
Le commissioni medico-legali valutano infatti soprattutto le limitazioni funzionali, cioè quanto i sintomi incidano sull’autonomia quotidiana e sulla capacità lavorativa.
Per questo motivo è fondamentale che la documentazione clinica includa anche:
- relazioni neurologiche dettagliate
- descrizione dei sintomi e della loro gravità
- indicazione delle limitazioni nella vita quotidiana
- eventuali referti di altri specialisti
Una relazione clinica ben strutturata aiuta la commissione a comprendere l’impatto reale della malattia, che spesso non emerge semplicemente da un referto diagnostico.
È fondamentale raccogliere una documentazione clinica il più possibile completa, che non si limiti alla sola diagnosi ma descriva in modo chiaro l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana.
In particolare, è molto importante che nella relazione neurologica vengano esplicitate le limitazioni funzionali eventualmente presenti, ovvero le difficoltà concrete che la persona incontra nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana. La commissione medico-legale, infatti, non valuta soltanto la presenza della patologia, ma soprattutto quanto questa condizione riduca l’autonomia personale e la capacità lavorativa.
Per questo motivo è utile che il neurologo specifichi, quando presenti, elementi come:
- difficoltà a rimanere in piedi per periodi prolungati a causa di disautonomia, POTS o ipotensione ortostatica, con sensazione di instabilità, vertigini o necessità di sedersi frequentemente
- episodi di presincope o sincope (svenimenti) legati alle variazioni della pressione arteriosa o della frequenza cardiaca
- affaticamento marcato, stanchezza cronica e intolleranza allo sforzo che rendono difficoltose anche attività quotidiane relativamente semplici
- dolore neuropatico persistente (bruciore, scosse, punture, iperalgesia) che limita le normali attività quotidiane e la qualità del sonno
- disturbi della sensibilità o della propriocezione che possono compromettere equilibrio, coordinazione e sicurezza nei movimenti
- sbalzi pressori e tachicardia ortostatica che possono rendere difficile mantenere la posizione eretta o svolgere attività lavorative prolungate
- problemi di termoregolazione, come intolleranza al caldo o al freddo, sudorazione alterata o difficoltà nel mantenere una temperatura corporea stabile
- disturbi gastrointestinali legati alla disautonomia, come gastroparesi, rallentamento della motilità intestinale o pseudo-ostruzione intestinale cronica (CIPO)
- disturbi urinari, tra cui difficoltà nella minzione, svuotamento incompleto della vescica o incontinenza
- alterazioni della funzione intestinale, con difficoltà nella defecazione, stipsi severa o incontinenza fecale
La descrizione di questi aspetti aiuta la commissione medico-legale a comprendere l’effettiva compromissione funzionale causata dalla malattia, che spesso non emerge semplicemente dalla diagnosi.
In alcuni casi può essere utile integrare la documentazione anche con relazioni di altri specialisti, ad esempio del fisiatra qualora siano presenti problematiche motorie o difficoltà nella deambulazione.
Nel riconoscimento dell’invalidità civile non viene valutata la malattia in astratto, ma la persona e le sue limitazioni funzionali. Questo significa che due persone con la stessa diagnosi possono ricevere valutazioni diverse, in base alla gravità dei sintomi e alle limitazioni che questi comportano nella vita quotidiana.
Spesso le limitazioni causate dalla NPF non sono immediatamente visibili dall’esterno, ma possono incidere profondamente sull’autonomia e sulla capacità di svolgere le attività quotidiane.
- Presentare la domanda di invalidità
La richiesta di invalidità deve essere presentata all’INPS tramite un certificato medico introduttivo che può essere compilato:
- dal medico di medicina generale
- da un medico di associazioni di tutela (ad esempio ANMIC)
- tramite patronati o CAF
Una volta inviata la domanda online sul sito dell’INPS, il richiedente verrà convocato per una visita presso la commissione medico-legale, che valuterà la documentazione e le condizioni cliniche per emettere il verbale finale.
In conclusione
La neuropatia delle piccole fibre è una condizione complessa e molto variabile da persona a persona.
La possibilità di ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile non dipende semplicemente dalla diagnosi, ma dall’effettivo impatto che i sintomi hanno sulla vita quotidiana, sull’autonomia personale e sulla capacità lavorativa.
Quando le limitazioni sono significative, è quindi importante valutare la possibilità di avviare l’iter per il riconoscimento dell’invalidità, raccogliendo una documentazione clinica adeguata e rivolgendosi agli specialisti competenti.
L’assenza della NPF nelle tabelle di invalidità non significa che la patologia non possa essere riconosciuta come invalidante. Le commissioni medico-legali valutano infatti la riduzione della capacità lavorativa e dell’autonomia della persona, indipendentemente dal fatto che la malattia sia o meno tabellata.
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3 Responses
Grazie per questo articolo.
Ho capito adesso il mio problema, grazie a voi .
Dopo anni di esami e visite, nessun medico,mi ha aiutato come voi .
Chiedo esiste una cura che aiuti a sopportare
I dolori atroci.
Ormai solo la morfina riesce a darmi qualche momento di respiro.
Ma ormai dopo quattro anni che prendo Depalgos l’effetto dura un ora e ricomincia
L’inferno di dolori.
Sono costretta a rimanere a letto,non riesco a stare in piedi e a camminare per più di dieci minuti.
Abito a Roma e via chiedo c’è un centro dove rivolgersi?
Ho fatto elettroneurografia consigliata da un fisiatra ed è risultata la neuropatia alle caviglie e alle gambe.
Vi ringrazio in anticipo e aspetto fiduciosa una vostra risposta.
Sono affetta da fibromialgia poliartrosi
E artrosi grave.
Grazie buon lavoro.
Salve Annalisa. Immagino lei sia già seguita da un centro di terapia del dolore. Se così non fosse, sarebbe molto importante. Molti di noi utilizzano la cannabis terapeutica, che ci aiuta per i dolori neuropatici e per il sonno. Dovrebbe parlare con un bravo esperto del dolore, che potrebbe afiancarla alla morfina, o decidere altre soluzioni più datte a lei.
Grazie 🙏