Posts about diagnosi

Tag: diagnosi

  • Disautonomia nella neuropatia delle piccole fibre: come si fa la diagnosi e perché può coinvolgere molti organi

    Disautonomia nella neuropatia delle piccole fibre: come si fa la diagnosi e perché può coinvolgere molti organi

    Molti pazienti pensano che esista un esame unico per diagnosticare la disautonomia. In realtà il sistema nervoso autonomo controlla molti organi diversi e la diagnosi richiede valutazioni e specialisti differenti.

    Una delle domande che ci fanno più spesso è questa: “Se faccio la biopsia per la neuropatia delle piccole fibre, mi diagnosticano anche la disautonomia?” La domanda è comprensibile, ma nasce da un equivoco molto diffuso.

    La disautonomia non è una singola malattia con un unico esame diagnostico. È un termine generale, spesso definito “termine ombrello”, che indica un malfunzionamento del sistema nervoso autonomo, cioè quella parte del sistema nervoso che regola molte funzioni automatiche del nostro corpo: la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la digestione, la sudorazione, la temperatura corporea, il funzionamento della vescica e molte altre attività che avvengono senza che ce ne accorgiamo.

    Quando si esegue la biopsia cutanea per la NPF (Nostra scheda su come viene effetuata qui: LINK) , nei centri più avanzati non vengono osservate solo le fibre che trasmettono dolore e temperatura, ma anche le fibre autonomiche. In questo modo la biopsia può evidenziare un eventuale coinvolgimento delle fibre autonomiche e quindi documentare la presenza di una neuropatia autonomica nell’ambito della neuropatia delle piccole fibre.

    Questo rappresenta però la base neurologica del problema, non la definizione completa di tutte le possibili manifestazioni della disautonomia. Il sistema nervoso autonomo, infatti, regola funzioni che coinvolgono diversi organi dell’organismo. Per questo motivo i disturbi autonomici non vengono identificati con un unico esame, ma attraverso valutazioni diverse a seconda dei sintomi predominanti.

    Se i sintomi riguardano la regolazione della frequenza cardiaca e della pressione — per esempio tachicardia quando ci si alza in piedi, vertigini o sensazione di svenimento — possono essere eseguiti esami come il tilt test, che permette di studiare condizioni come la POTS (Nostra scheda sulla POTS qui: LINK) o altre forme di intolleranza ortostatica. Se invece i disturbi riguardano l’apparato gastrointestinale, come nausea persistente, digestione molto lenta o sospetta gastroparesi, serve il gastroenterologo e possono essere necessari esami specifici come la scintigrafia gastrica o altri test di motilità. Quando i sintomi coinvolgono la vescica entra in gioco l’urologo, con esami come lo studio urodinamico, mentre in caso di problemi di motilità intestinale o di controllo degli sfinteri possono essere coinvolti gastroenterologi o proctologi.

    Una persona con NPF può presentare contemporaneamente sintomi molto diversi tra loro: tachicardia ortostatica, disturbi digestivi, alterazioni della sudorazione, problemi vescicali o difficoltà nella regolazione della temperatura corporea. Non si tratta di malattie diverse, ma di manifestazioni differenti dello stesso problema neurologico di base. Anche la distribuzione dei sintomi può variare molto da persona a persona, perché le fibre autonomiche controllano funzioni diverse e non vengono necessariamente colpite tutte nello stesso momento.

    Questo è il motivo per cui non esiste una singola diagnosi generica di disautonomia fatta con un solo esame. La biopsia può dimostrare che le fibre autonomiche sono coinvolte e quindi che esiste una neuropatia autonomica, ma poi le diverse manifestazioni cliniche devono essere valutate dagli specialisti degli organi interessati. L’ideale sarebbe avere ambulatori multidisciplinari in cui neurologi, cardiologi, gastroenterologi, urologi e altri specialisti lavorano insieme nello stesso percorso. Purtroppo oggi questo non può succedere, perché la neuropatia delle piccole fibre non è ancora pienamente regolamentata e inserita in percorsi strutturati del sistema sanitario.

    Molti pazienti si trovano costretti a fare quello che potremmo chiamare il “giro degli specialisti”: prima il neurologo che fa la diagnosi di NPF (Nosta panoramica sulla NPF qui: LINK) , spesso tramite biopsia, e poi, a seconda dei sintomi, i vari specialisti che si occupano dei diversi apparati. Ed è proprio qui che si capisce quanto sia importante il ruolo delle associazioni dei pazienti. Quando una malattia non è ancora ben riconosciuta nei percorsi sanitari, quando mancano centri multidisciplinari dedicati e quando c’è ancora molta confusione anche tra i pazienti stessi, il lavoro di informazione e sensibilizzazione diventa fondamentale.

    Spiegare queste cose, fare chiarezza e promuovere la conoscenza della malattia è anche il motivo per cui l’Associazione Italiana Neuropatia delle Piccole Fibre continua a lavorare ogni giorno per migliorare l’informazione, favorire la regolamentazione della malattia e in futuro, la creazione di centri realmente multidisciplinari dedicati alla NPF.

    Le diverse manifestazioni della disautonomia

    Il sistema nervoso autonomo regola tutte le funzioni involontarie dell’organismo: il battito cardiaco, la pressione arteriosa, la digestione, la sudorazione, la temperatura corporea, il funzionamento della vescica e quello degli sfinteri. È una rete estremamente complessa di fibre nervose che lavorano continuamente senza che ce ne accorgiamo, mantenendo l’equilibrio di molte funzioni fondamentali.

    Quando queste fibre non funzionano correttamente, come può accadere nella neuropatia delle piccole fibre (NPF), possono comparire diverse forme di disautonomia.

    È importante capire che non esiste una sola disautonomia. Le manifestazioni possono essere molto diverse tra loro perché dipendono dall’apparato che viene coinvolto dalle alterazioni del sistema nervoso autonomo.

    Disautonomia cardiovascolare

    La disautonomia cardiovascolare è una delle forme più conosciute e studiate. Questo perché il sistema nervoso autonomo ha un ruolo fondamentale nella regolazione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, soprattutto quando il corpo cambia posizione, ad esempio quando ci si alza in piedi.

    Quando queste fibre non funzionano correttamente, il sistema di regolazione può diventare inefficiente. In molte persone questo si traduce in sintomi come tachicardia quando ci si alza in piedi, vertigini, sensazione di testa leggera o di svenimento, episodi di presincope o sincope e una marcata stanchezza nella posizione eretta. Alcuni pazienti riferiscono anche una grande difficoltà a rimanere in piedi a lungo, con la sensazione che il corpo non riesca a tollerare la stazione eretta.

    In alcuni casi questi disturbi rientrano in condizioni cliniche specifiche, tra cui la POTS (sindrome da tachicardia posturale ortostatica), l’ipotensione ortostatica neurogena o altre forme di intolleranza ortostatica.

    La valutazione viene generalmente effettuata da un cardiologo oppure da un neurologo esperto di disautonomia. Tra gli esami più utilizzati ci sono il tilt test, che permette di studiare la risposta cardiovascolare quando il corpo passa dalla posizione sdraiata a quella eretta, il monitoraggio della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca e altri test autonomici cardiovascolari.

    Disautonomia gastrointestinale

    Il sistema nervoso autonomo svolge un ruolo fondamentale anche nella regolazione della motilità digestiva. Molti movimenti dello stomaco e dell’intestino avvengono infatti in modo automatico grazie all’attività delle fibre nervose autonomiche.

    Quando queste fibre sono alterate, possono comparire diversi disturbi gastrointestinali. Tra i più frequenti ci sono nausea persistente, digestione molto lenta, senso di pienezza precoce dopo i pasti, gonfiore addominale, stipsi severa oppure alternanza tra stipsi e diarrea.

    In alcune persone si sviluppano condizioni più specifiche legate alla disfunzione della motilità digestiva.

    Una di queste è la gastroparesi, una condizione in cui lo stomaco si svuota molto lentamente perché la motilità gastrica è compromessa. Le persone che ne soffrono possono avere nausea, vomito, digestione estremamente lenta e una sensazione di stomaco pieno anche dopo piccoli pasti. L’esame più utilizzato per confermare questa condizione è la scintigrafia gastrica di svuotamento, che permette di misurare quanto tempo impiega lo stomaco a svuotarsi. Lo specialista di riferimento è il gastroenterologo.

    Un’altra condizione più rara ma più severa è la pseudo-ostruzione intestinale cronica (CIPO). In questo caso l’intestino perde gran parte della sua normale motilità e il contenuto intestinale fatica a progredire, simulando una vera ostruzione intestinale pur in assenza di un blocco meccanico. I sintomi possono includere una importante distensione addominale, dolore addominale, stipsi severa e difficoltà nel transito intestinale. La diagnosi richiede generalmente studi della motilità intestinale, esami di imaging addominale e una valutazione specialistica da parte di un gastroenterologo esperto in motilità intestinale.

    Disautonomia della vescica

    Il sistema nervoso autonomo controlla anche il riempimento e lo svuotamento della vescica. Quando questo sistema di regolazione non funziona correttamente può comparire quella che viene definita vescica neurologica.

    Le manifestazioni possono essere molto diverse. Alcune persone hanno difficoltà a svuotare completamente la vescica e sviluppano ritenzione urinaria, mentre altre hanno minzioni molto frequenti, urgenza urinaria o episodi di incontinenza urinaria. In altri casi la vescica può diventare poco sensibile e non dare il normale stimolo alla minzione, oppure può svuotarsi in modo incompleto.

    Lo specialista che si occupa di questi disturbi è generalmente l’urologo. L’esame principale utilizzato per studiare il funzionamento della vescica e degli sfinteri è lo studio urodinamico, che permette di analizzare come la vescica si riempie e si svuota.

    Disfunzioni degli sfinteri e motilità intestinale

    Le fibre autonomiche hanno un ruolo importante anche nel controllo degli sfinteri intestinali e nella coordinazione della motilità del colon. Quando queste fibre sono alterate possono comparire diversi disturbi funzionali.

    Alcuni pazienti sviluppano incontinenza fecale, altri hanno difficoltà a evacuare oppure soffrono di stipsi severa. In alcuni casi si verifica una perdita di coordinazione tra la motilità intestinale e il funzionamento degli sfinteri, con difficoltà nel normale processo di evacuazione.

    In queste situazioni gli specialisti coinvolti sono generalmente gastroenterologi o proctologi. Tra gli esami più utilizzati ci sono la manometria anorettale, che studia la pressione e la funzione degli sfinteri, e altri studi della motilità intestinale.

    Disautonomia sudomotoria (sudorazione) e termoregolatoria

    Il sistema nervoso autonomo controlla anche la sudorazione e contribuisce alla regolazione della temperatura corporea. Questo avviene soprattutto attraverso due meccanismi fondamentali: l’attività delle ghiandole sudoripare e la regolazione del flusso sanguigno della pelle.

    Quando le fibre autonomiche che controllano le ghiandole sudoripare vengono danneggiate, come può accadere nella neuropatia delle piccole fibre, possono comparire diverse alterazioni della sudorazione.

    Alcune persone sviluppano ipoidrosi, cioè una riduzione della sudorazione, oppure anidrosi, una quasi totale assenza di sudore. In altri casi la sudorazione può diventare irregolare oppure eccessiva in alcune zone del corpo.

    Poiché la sudorazione è uno dei principali meccanismi con cui il corpo disperde il calore, queste alterazioni possono rendere più difficile la regolazione della temperatura corporea. Alcuni pazienti sviluppano quindi una marcata intolleranza al caldo, una sensazione di surriscaldamento oppure difficoltà a tollerare ambienti molto caldi.

    Per studiare queste alterazioni esistono test specifici, tra cui il QSART (Quantitative Sudomotor Axon Reflex Test) e il test del sudore termoregolatorio, che vengono generalmente eseguiti in centri neurologici specializzati nello studio della disautonomia.

    Disautonomia pupillare e secchezza oculare

    Il sistema nervoso autonomo controlla anche il diametro della pupilla e il suo adattamento alla luce. Quando queste fibre sono coinvolte possono comparire disturbi visivi legati alla regolazione pupillare.Alcuni pazienti riferiscono difficoltà di adattamento alla luce, sensibilità alla luce (fotofobia) oppure episodi di visione offuscata in determinate condizioni di illuminazione.

    Le fibre autonomiche contribuiscono inoltre alla regolazione della secrezione lacrimale. Quando questo sistema è alterato possono comparire disturbi della superficie oculare, come secchezza oculare, sensazione di sabbia negli occhi, bruciore o irritazione oculare. La valutazione di questi disturbi viene generalmente effettuata dall’oculista, spesso in collaborazione con il neurologo.

    Per orientarsi meglio tra i diversi sintomi e gli specialisti coinvolti, nella tabella seguente sono riassunte le principali manifestazioni della disautonomia e gli esami che possono essere utilizzati per studiarle.

    Apparato coinvolto Possibili sintomi Specialista di riferimento Esami possibili
    Sistema cardiovascolare (POTS, ipotensione ortostatica…) Tachicardia quando ci si alza in piedi, vertigini, presincope, sincope, intolleranza alla stazione eretta, affaticamento, sbalzi pressori, stanchezza cronica Cardiologo / Neurologo esperto di disautonomia Tilt test, monitoraggio pressione e frequenza cardiaca, test autonomici cardiovascolari
    Stomaco (gastroparesi) Digestione molto lenta, nausea, vomito, senso di pienezza precoce, gonfiore Gastroenterologo Scintigrafia gastrica di svuotamento, test di motilità gastrica
    Intestino (disautonomia intestinale) Stipsi severa, diarrea, alternanza stipsi-diarrea, dolore addominale, distensione addominale Gastroenterologo Studi di motilità intestinale, imaging addominale
    CIPO (pseudo-ostruzione intestinale cronica) Grave rallentamento intestinale, distensione addominale, difficoltà nel transito intestinale Gastroenterologo specializzato in motilità Studi di motilità intestinale, imaging
    Vescica neurologica Difficoltà a svuotare la vescica, sensazione di svuotamento incompleto Urologo Studio urodinamico
    Ritenzione urinaria Incapacità di svuotare completamente la vescica Urologo Studio urodinamico, ecografia vescicale
    Incontinenza urinaria Perdita involontaria di urina, urgenza urinaria Urologo Studio urodinamico
    Disfunzioni degli sfinteri intestinali Incontinenza fecale, difficoltà a evacuare, perdita di coordinazione degli sfinteri Gastroenterologo / Proctologo Manometria anorettale
    Sudorazione (disautonomia sudomotoria) Ridotta sudorazione, assenza di sudorazione, sudorazione irregolare, difficoltà a tollerare il caldo Neurologo esperto di disautonomia QSART, test del sudore termoregolatorio
    Termoregolazione Intolleranza al caldo o al freddo, sensazione di surriscaldamento, febbricola Neurologo Test autonomici
    Occhi (disautonomia pupillare) Sensibilità alla luce, difficoltà ad adattarsi alla luce, visione offuscata Oculista / Neurologo Valutazione pupillare,est di Schirmer, BUT (Break-Up Time), colorazioni corneali
    Alterazioni della circolazione periferica / vasomotricità cutanea Mani e piedi molto freddi, alterazioni della circolazione periferica (mani e piedi molto freddi o molto caldi, fenomeno di Raynaud, livedo,eritromelalgia) Neurologo / Angiologo Test autonomici, Capillaroscopia, eco-color-Doppler arterioso, test al freddo, Laser Doppler microcircolatorio

     

    Un sistema complesso che richiede una visione globale

    Il sistema nervoso autonomo è una rete estremamente complessa che collega cervello, midollo spinale e organi periferici. Quando le fibre autonomiche sono coinvolte, come può accadere nella neuropatia delle piccole fibre, le manifestazioni possono interessare apparati molto diversi tra loro. Proprio per questo motivo la diagnosi e la gestione della disautonomia richiedono spesso una valutazione attenta e multidisciplinare, in grado di considerare l’insieme dei sintomi e non solo il singolo disturbo.

    Comprendere questo aspetto è fondamentale sia per i pazienti sia per i medici, perché aiuta a interpretare correttamente sintomi che altrimenti potrebbero sembrare scollegati tra loro.

  • Perché la microscopia confocale corneale non può sostituire la biopsia cutanea nella diagnosi di NPF

    Perché la microscopia confocale corneale non può sostituire la biopsia cutanea nella diagnosi di NPF

    Avviso:
    Questo contenuto è protetto da diritto d’autore. È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione scritta dell’Associazione. È consentita esclusivamente la condivisione tramite link diretto alla pagina originale, con citazione della fonte.


    Molti utenti ci hanno scritto ponendo sempre la stessa domanda: la microscopia confocale corneale è un esame diagnostico per la NPF? Si può fare al posto della biopsia cutanea? Cerchiamo di fare chiarezza.

    Negli ultimi anni la microscopia confocale corneale ha suscitato un interesse crescente nel campo delle neuropatie periferiche. Si tratta di una metodica affascinante: non invasiva, ripetibile, capace di visualizzare in vivo il plesso sub-basale della cornea (una fitta rete di piccole fibre nervose sensoriali situata appena sotto lo strato più superficiale della cornea) con una risoluzione micrometrica (una definizione così elevata da permettere di osservare strutture grandi solo pochi micron, dimensioni paragonabili a quelle di una cellula).

    In un’epoca in cui la medicina tende giustamente a privilegiare procedure meno invasive, è del tutto comprensibile che molti pazienti si chiedano perché non possa sostituire la biopsia cutanea nella diagnosi di NPF.

    Per rispondere in modo rigoroso bisogna però chiarire un punto preliminare:

    Cosa intendiamo, esattamente, per diagnosi di NPF.

    La NPF non è semplicemente la dimostrazione che alcune fibre sottili sono ridotte in un distretto qualsiasi. È una neuropatia periferica sistemica che può essere lunghezza-dipendente (cioè iniziare dalle parti più distali del corpo, come piedi e mani, e risalire progressivamente verso l’alto) oppure non lunghezza-dipendente (quando il coinvolgimento non segue il classico schema “a calza e guanto” e può interessare anche tronco o volto fin dall’inizio); può essere prevalentemente sensitiva (con sintomi come dolore urente, alterazioni della sensibilità termica o parestesie) oppure avere una componente autonomica rilevante (quando sono coinvolte le fibre che regolano funzioni automatiche come pressione arteriosa, frequenza cardiaca, sudorazione o motilità intestinale); può essere focale (limitata a un’area specifica), diffusa (distribuita in modo più ampio), stabilizzata (quando il danno non progredisce nel tempo) oppure progressiva (quando la perdita di fibre e i sintomi aumentano gradualmente).

    La diagnosi, secondo le linee guida della European Federation of Neurological Societies e della Peripheral Nerve Society, si fonda sull’integrazione tra clinica, test funzionali e dimostrazione morfologica di riduzione della densità delle fibre intraepidermiche (IENFD) mediante biopsia cutanea, eseguita secondo protocolli standardizzati e confrontata con valori normativi validati per età e sesso.

    La biopsia non è gold standard per tradizione, ma perché consente una quantificazione sistematica, riproducibile e comparabile tra laboratori.

    La microscopia confocale corneale, pur offrendo parametri quantitativi (densità, lunghezza totale delle fibre, tortuosità), osserva esclusivamente il plesso sub-basale corneale. Questo comporta limiti che non sono soltanto metodologici, ma anatomici e fisiopatologici.

    Sezione trasversale della cornea con evidenziazione del plesso nervoso sub-basale.
    Le fibre nervose entrano radialmente nello stroma corneale, perdono la mielina e formano un plesso stromale anteriore. Da questo origina il plesso sub-basale, una sottile rete di fibre amieliniche localizzata tra la membrana di Bowman e lo strato basale dell’epitelio. Dal plesso sub-basale si dipartono terminazioni intraepiteliali che raggiungono gli strati superficiali dell’epitelio corneale. La microscopia confocale corneale consente di visualizzare principalmente questa rete sub-basale, che rappresenta fibre sensoriali trigeminali, ma non permette di valutare la distribuzione sistemica della neuropatia né il coinvolgimento autonomico periferico.

     

    Innanzitutto, la cornea è un distretto craniale innervato da fibre sensoriali del trigemino. Non è un distretto lunghezza-dipendente. Nelle forme classiche di NPF sistemica, soprattutto metaboliche o tossiche, la degenerazione è spesso lunghezza-dipendente: inizia distalmente (piedi) e progredisce in senso prossimale. Questo gradiente distale-prossimale è un elemento fisiopatologico centrale. La biopsia cutanea, eseguita tipicamente a livello della gamba distale e, se necessario, confrontata con una sede prossimale, permette di documentare questo pattern. La cornea, per definizione, non può fornire alcuna informazione sulla distribuzione lungo l’asse periferico.

    In secondo luogo, la NPF può coinvolgere fibre C amieliniche e fibre Aδ sottilmente mielinizzate con funzioni diverse: nocicettive (responsabili della trasmissione del dolore), termiche (che permettono di percepire caldo e freddo), sudomotorie (che regolano la sudorazione), vasomotorie (che controllano la dilatazione e la costrizione dei vasi sanguigni, influenzando colore della pelle e regolazione della pressione) e pilomotorie (che attivano la contrazione dei muscoli piloerettori, cioè il fenomeno della “pelle d’oca”).

    Una quota rilevante di pazienti presenta una componente autonomica clinicamente significativa: instabilità pressoria, tachicardia ortostatica, alterazioni della sudorazione, disturbi gastrointestinali, disregolazione termica. La microscopia corneale visualizza fibre sensoriali. Non consente di valutare direttamente le fibre autonomiche sistemiche né di distinguere una forma puramente sensitiva da una con marcato coinvolgimento autonomico.

    La biopsia cutanea, invece, oltre alla quantificazione delle fibre intraepidermiche sensoriali, può essere integrata con lo studio delle fibre autonomiche cutanee, ad esempio attorno alle ghiandole sudoripare o ai vasi dermici, e interpretata insieme ai test funzionali autonomici. Questo consente una lettura sistemica del danno.

    Sezione trasversale della cute con evidenziazione delle fibre nervose di piccolo calibro (sottili).
    Dal plesso nervoso dermico superficiale, localizzato nel derma papillare, originano le fibre amieliniche che attraversano la membrana basale ed entrano nell’epidermide come fibre intraepidermiche. Queste terminazioni sensoriali (principalmente fibre C e Aδ) sono quelle che vengono quantificate nella biopsia cutanea mediante immunocolorazione (es. PGP 9.5) per la determinazione della densità delle fibre nervose intraepidermiche (IENFD). Nel derma sono inoltre presenti fibre autonome che innervano follicoli piliferi (plesso perifollicolare) e ghiandole sudoripare eccrine (fibre sudomotorie), rilevanti nelle forme di NPF con coinvolgimento autonomico.

     

    C’è poi un ulteriore aspetto: la specificità.

    Le alterazioni delle fibre corneali non sono patognomoniche (cioè non sono specifiche in modo esclusivo) della NPF sistemica. Possono comparire in molte condizioni. È vero che alcune di queste condizioni possono a loro volta essere associate a NPF; ma la microscopia confocale non distingue se la riduzione osservata rappresenti una neuropatia periferica generalizzata o un’alterazione locale del plesso corneale. La cornea ha un microambiente immunologico e strutturale peculiare, e le modificazioni del suo plesso nervoso non sono automaticamente sovrapponibili a una degenerazione sistemica.

    Ad esempio, alterazioni delle fibre corneali sono state descritte:

    • nel diabete e nel prediabete, anche in fase molto precoce, talvolta prima che vi sia documentazione di neuropatia sistemica clinicamente evidente;

    • dopo chirurgia refrattiva (LASIK e procedure analoghe), dove il danno è locale e iatrogeno;

    • Cheratiti infettive (es. erpetica), dove il danno è locale e infiammatorio.

    • Malattie infiammatorie della superficie oculare (blefarite severa, meibomite).

    • nell’uso prolungato di lenti a contatto;

    • nel normale invecchiamento, con riduzione progressiva della densità delle fibre;

    • in neuropatie craniche localizzate o condizioni che coinvolgono selettivamente il trigemino.

    • Traumi corneali o microtraumi cronici.

    • Uso di farmaci topici cronici sulla superficie oculare.

    La microscopia confocale documenta un’alterazione morfologica del plesso trigeminale corneale. Non distingue se il danno sia locale, craniale, metabolico, infiammatorio o parte di una neuropatia sistemica lunghezza-dipendente.

     

    Infine, la gravità della NPF non è solo un numero. Non è soltanto “più o meno fibre”. È definizione del pattern di distribuzione (cioè di come il danno si distribuisce nel corpo: distale, prossimale, diffuso o focale), dell’entità della perdita (quanto è marcata la riduzione delle fibre), della correlazione con il quadro clinico (quanto i dati morfologici sono coerenti con i sintomi e i segni del paziente) e dell’integrazione con la fisiopatologia sottostante (cioè con il meccanismo biologico che ha causato la neuropatia, ad esempio metabolico, autoimmune, tossico o genetico). Un biomarcatore locale può indicare che esiste un danno, ma non definisce la natura sistemica della neuropatia.

    Per questo motivo il limite della microscopia confocale corneale non è soltanto legato al fatto che “non è ancora nei criteri ufficiali”. È un limite strutturale: osserva un distretto singolo, craniale, sensitivo. La NPF è una neuropatia periferica sistemica che può avere distribuzione e coinvolgimento funzionale complessi.

    La questione, quindi, non è biopsia invasiva contro esame non invasivo. È cosa vogliamo realmente dimostrare. Se l’obiettivo è documentare un’alterazione del plesso corneale, la CCM è uno strumento eccellente. Se l’obiettivo è caratterizzare una neuropatia periferica sistemica nella sua distribuzione, nel suo pattern lunghezza-dipendente o meno, nel suo eventuale coinvolgimento autonomico e nella sua integrazione clinico-funzionale, la microscopia corneale non può sostituire l’approccio attualmente validato.

    La NPF è una neuropatia sistemica. La cornea è un distretto altamente informativo, ma resta un distretto, ed è in questa distinzione che risiede la differenza sostanziale.

     

    Bibliografia

    • Oaklander AL, Nolano M.
      Scientific advances in and clinical approaches to small-fiber polyneuropathy: a review.
      JAMA Neurology. 2019;76(10):1240–1251.
      doi: 10.1001/jamaneurol.2019.2917
    • England JD, Gronseth GS, Franklin G, et al.
      Practice Parameter: evaluation of distal symmetric polyneuropathy: role of autonomic testing, nerve biopsy, and skin biopsy (an evidence-based review).
      Neurology. 2009;72(2):177–184.
      doi: 10.1212/01.wnl.0000336345.70511.0f
    • Hovaguimian A, Gibbons CH.
      Diagnosis and treatment of pain in small-fiber neuropathy.
      Current Pain and Headache Reports. 2011;15(3):193–200.
      doi: 10.1007/s11916-011-0181-7
    • Petropoulos IN, Ponirakis G, Khan A, et al.
      Corneal confocal microscopy: ready for prime time.
      Clinical and Experimental Optometry. 2020;103(3):265–277.
      doi: 10.1111/cxo.12887
    • Tavakoli M, Petropoulos IN, Malik RA.
      Corneal confocal microscopy to assess diabetic neuropathy: an eye on the foot.
      Journal of Diabetes Science and Technology. 2013;7(5):1179–1189.
      doi: 10.1177/193229681300700509
    • Freeman R, Wieling W, Axelrod FB, et al.
      Consensus statement on the definition of orthostatic hypotension, neurally mediated syncope and the postural tachycardia syndrome.
      Clinical Autonomic Research. 2011;21(2):69–72.
      doi: 10.1007/s10286-011-0119-5

    Tutela dei contenuti e diritto d’autore

    Tutti i contenuti pubblicati su questa pagina — inclusi testi, immagini, schemi, elaborazioni grafiche e materiale informativo — sono di proprietà dell’Associazione Italiana Neuropatia delle Piccole Fibre (AINPF), salvo diversa indicazione, e sono protetti dalla normativa vigente in materia di diritto d’autore.

    È vietata la riproduzione, anche parziale, la copia, la rielaborazione, la diffusione o l’utilizzo dei contenuti in qualsiasi forma e su qualsiasi supporto, senza preventiva autorizzazione scritta dell’Associazione.

    È consentita esclusivamente la condivisione tramite link diretto alla pagina originale, con citazione esplicita della fonte e senza alterazioni del contenuto.

    Ogni utilizzo non autorizzato sarà perseguito ai sensi di legge.

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina