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  • Meccanismi immunitari della neuropatia delle piccole fibre associata alla sindrome post-vaccinale da SARS-CoV-2 – Nuovo studio italiano 2026

    Meccanismi immunitari della neuropatia delle piccole fibre associata alla sindrome post-vaccinale da SARS-CoV-2 – Nuovo studio italiano 2026

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    Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre di più di sintomi neurologici persistenti comparsi dopo infezione da SARS-CoV-2 o, in alcuni casi, dopo vaccinazione. Tra questi sintomi rientrano quadri che chi conosce la neuropatia delle piccole fibre riconosce subito: bruciore, formicolii, dolore neuropatico, disautonomia, affaticamento profondo, difficoltà cognitive.

    Il problema è che, fino ad oggi, questi pazienti sono stati spesso lasciati in una zona grigia: esami standard negativi, spiegazioni vaghe e una generale difficoltà a inquadrare il fenomeno in modo rigoroso.

    Questo studio, condotto dai nostri ricercatori  italiani tra Genova e Bologna (Tra cui i dottori Donadio, Giannoccaro, De Maria), rappresenta uno dei primi lavori strutturati che prova a fare chiarezza in maniera seria, andando a vedere non solo i sintomi, ma anche cosa succede davvero a livello biologico.

    Lo studio analizza 71 pazienti che, prima della vaccinazione, erano sani e senza patologie neurologiche note. Dopo il vaccino sviluppano sintomi neurologici, ma tutti gli esami tradizionali risultano negativi: risonanza, elettromiografia, test standard. Questa è una cosa fondamentale, perché è esattamente la situazione che vediamo ogni giorno: pazienti con sintomi evidenti, ma senza risposte dagli esami “classici”. Quando però si va a guardare dove bisogna guardare davvero, cioè le piccole fibre, il quadro cambia: nei pazienti che hanno eseguito la biopsia cutanea, la grande maggioranza mostra una riduzione delle fibre nervose. Questo significa una cosa molto semplice: il problema c’è, è organico, ed è misurabile.

     

    Non la classica NPF lunghezza-dipendente

    Lo studio conferma che questi pazienti hanno un quadro compatibile con neuropatia delle piccole fibre, ma con caratteristiche particolari.

    La prima è la rapidità di insorgenza. I sintomi compaiono in media dopo pochi giorni dalla vaccinazione, spesso in modo improvviso. Questo è molto diverso dalla NPF classica, che da letteratura tende ad avere un’evoluzione lenta e progressiva.

    La seconda è la distribuzione dei sintomi. Non si tratta solo del classico schema “a calza e guanto”. In moltissimi pazienti sono coinvolti il volto, il collo e il tronco. Questo tipo di distribuzione è tipico delle forme immuno-mediate e non delle neuropatie degenerative classiche.

    La terza è la persistenza. I sintomi non sono transitori: a distanza di oltre un anno, molti pazienti riportano ancora un’intensità significativa. Questo ci dice che non siamo di fronte a una reazione passeggera, ma a un processo che si mantiene nel tempo.

     

    Un problema immunitario

    La parte più importante dello studio è quella immunologica, perché prova a rispondere alla domanda vera: perché succede?

    Quello che emerge non è la presenza di un singolo meccanismo semplice, ma un’alterazione complessa del sistema immunitario. In questi pazienti si osserva una condizione di attivazione persistente. Alcune cellule del sistema immunitario risultano più “aggressive” del normale, con una maggiore capacità di attaccare i tessuti anche in assenza di un bersaglio preciso. Allo stesso tempo, aumentano cellule immature provenienti dal midollo, segno che l’organismo è in uno stato infiammatorio attivo.

    Questa alterazione non è solo teorica, ma è supportata da dati concreti. Lo studio evidenzia infatti un aumento di specifici marcatori infiammatori circolanti, in particolare cellule precursori provenienti dal midollo (CD34+) con caratteristiche pro-infiammatorie, e una maggiore presenza di linfociti T con profilo “innate-like”, cioè più aggressivi e meno regolati.

    Queste cellule hanno una caratteristica importante: possono attivarsi e danneggiare i tessuti anche senza un bersaglio preciso, quindi senza il classico meccanismo antigene-anticorpo. Questo le rende potenzialmente in grado di contribuire direttamente al danno o alla disfunzione delle piccole fibre.

    In altre parole, non si tratta semplicemente di “infiammazione generica”, ma di un sistema immunitario che cambia comportamento: aumenta la produzione di cellule infiammatorie e, allo stesso tempo, circolano cellule con una maggiore capacità di attaccare i tessuti. Questo tipo di assetto è già noto in altre malattie immuno-mediate ed è coerente con l’ipotesi che anche in questi pazienti il problema sia legato a una risposta immunitaria persistente e disfunzionale, ed è proprio questo che può spiegare il danno alle piccole fibre.

    Autoanticorpi: questo studio ridimensiona molto certe narrazioni

    Un punto che merita di essere chiarito bene riguarda gli autoanticorpi, perché negli ultimi anni si è diffusa molto l’idea che basti trovare determinati  anticorpi per fare diagnosi di NPF o per dimostrare che si tratti di NPF autoimmune (idee assolutamente false).

    Lo studio ha cercato specificamente anticorpi contro ACE2 e NRP1, due bersagli spesso citati nelle ipotesi post-vaccino.

    Il risultato è molto chiaro: questi anticorpi si trovano in una minoranza dei pazienti, ma si trovano anche in persone sane vaccinate. E soprattutto, la differenza tra i due gruppi non è significativa. Questo significa che non permettono di distinguere chi ha la malattia da chi non ce l’ha. Tradotto in termini clinici: non sono utilizzabili come test diagnostici.

    Questo non vuol dire che gli autoanticorpi non esistano o che non abbiano mai un ruolo. Vuol dire che, in questo contesto, non rappresentano il meccanismo principale e non possono essere usati come scorciatoia diagnostica.

    Ed è un punto fondamentale, perché sposta completamente il focus. Non siamo davanti a una malattia spiegabile con “un anticorpo = una diagnosi”, ma a una disfunzione immunitaria complessa, che non può essere ridotta a un singolo parametro di laboratorio.

     

    Un aspetto cruciale: quando i sintomi esistono anche senza degenerazione delle fibre

    Lo studio sottolinea anche un altro elemento molto importante, spesso sottovalutato: la riduzione delle fibre non è l’unico modo in cui la NPF può manifestarsi. Chi ci segue, soprattutto nei gruppi pazienti, sa che insistiamo spesso su questo punto, in particolare quando una persona ha una biopsia negativa ma presenta comunque sintomi compatibili.

    Dal punto di vista strettamente formale, secondo i criteri diagnostici attuali, una biopsia negativa non consente di porre diagnosi di NPF. Questo è ciò che prevedono le linee guida. Ma questo non significa affatto che i sintomi non possano originare comunque dalle piccole fibre. Significa semplicemente che, con gli strumenti attuali, non sempre siamo in grado di documentare un’alterazione strutturale.

    Ci sono pazienti con sintomi molto chiari, ma con una biopsia apparentemente normale. In questi casi, è plausibile che il problema sia funzionale e non ancora strutturale (si potrebbe palesare in seguito), oppure che le alterazioni non siano rilevabili con le metodiche attualmente disponibili.

    È un concetto che chi si occupa davvero di queste patologie conosce bene, ma che ancora fatica a entrare nella pratica clinica quotidiana.

     

    Un chiarimento importante: lo studio non parla di immunoglobuline

    Sta iniziando a circolare l’idea che questo studio “apra” alle immunoglobuline, ma è una lettura sbagliata.
    Lo studio non parla di immunoglobuline, non propone terapie e non definisce una forma autoimmune specifica: analizza il sistema immunitario e mostra che il quadro è complesso. Stop.
    Il passaggio che molti stanno facendo, ovvero: “c’è coinvolgimento immunitario,allora si usano le immunoglobuline” non ha alcuna base in questo lavoro.
    Le immunoglobuline non sono una terapia generica per qualsiasi alterazione immunitaria. Si utilizzano in contesti ben definiti, con criteri precisi e dopo valutazioni specialistiche, non su ipotesi.
    Anzi, questo studio va nella direzione opposta: mostra che non c’è un singolo meccanismo semplice e quindi, proprio per questo, non può esserci una risposta terapeutica semplice e standardizzata.
    Capiamo benissimo il bisogno di trovare soluzioni, soprattutto quando si sta male da tempo, ma trasformare interpretazioni in terapie è uno degli errori più grandi che si possano fare.
    La ricerca serve esattamente a evitare questo: chiarire cosa sappiamo davvero e cosa no… e ad oggi, questo studio non supporta in alcun modo l’uso delle immunoglobuline in questo contesto.

     

    Conclusioni

    Questo lavoro non dà tutte le risposte, e gli autori stessi sono molto chiari sui limiti. Non dimostra una causalità definitiva, non stabilisce frequenze nella popolazione generale e non identifica un singolo meccanismo unico. Ma fa una cosa molto più importante: dimostra che esiste un quadro clinico reale, coerente e biologicamente plausibile. Dimostra che la neuropatia delle piccole fibre può comparire in questo contesto, che è associata a un’alterazione immunitaria persistente e che non può essere ridotta né a un problema psicologico né a una semplice positività anticorpale. E soprattutto, apre una direzione chiara: per capire e trattare questi pazienti, bisogna studiare il sistema immunitario nel suo insieme, non cercare scorciatoie diagnostiche.

     

     

    Immune correlates underlying small fiber neuropathy presenting as vaccine-associated post-acute SARS-coronavirus syndrome – Meccanismi immunitari della neuropatia delle piccole fibre associata alla sindrome post-vaccinale da SARS-CoV-2

    Limongelli A, Bozzano F, Hajabbas Farshchi A, Bellucci M, Bavastro M, Castellano C, Pesce G, Antonini F, Incensi A, Giannoccaro MP, Uccelli A, Del Zotto G, Moretta L, Donadio V, Benedetti L, De Maria A.
    Frontiers in Immunology. 2026;17:1752120.
    doi: 10.3389/fimmu.2026.1752120

  • Il ruolo degli anticorpi nella Neuropatia delle Piccole Fibre: una revisione – Studio italiano 2024

    Presentiamo il riassunto di uno studio italiano (pubblicato quest’anno -2024) dei ricercatori Luana Morelli, Lucrezia Serra, Fortuna Ricciardiello, Ilaria Gligora, Vincenzo Donadio, Marco Caprini, Rocco Liguori and Maria Pia Giannoccaro – , IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.

    Si tratta di una revisione riguardante il ruolo degli anticorpi nella neuropatia delle piccole fibre (NPF).

     

    Introduzione

    La neuropatia delle piccole fibre (NPF) è una condizione dei nervi periferici che colpisce le fibre sottili mielinizzate Aδ e le fibre amieliniche C, con sintomi sensoriali e autonomici gravi.

    La NPF è relativamente comune, con una prevalenza mondiale di 53-130 per 100.000 persone e un’incidenza di 11,73 per 100.000 all’anno, probabilmente ampiamente sottostimata a causa della difficile diagnosi (Bitzi et al. 2021; Peters et al. 2013).
    Ad esempio, i pazienti con fibromialgia spesso hanno NPF non diagnosticata (Giannoccaro et al. 2014). La NPF si manifesta con dolore neuropatico (NeP)/allodinia, parestesia, diminuzione della sensibilità alle punture di spillo e al calore e una serie di sintomi autonomici come secchezza degli occhi e della bocca, costipazione, ritenzione urinaria, disfunzione sessuale, palpitazioni e sudorazione alterata (Devigili et al. 2020 Hoeijmakers et al). I sintomi possono essere dipendenti dalla lunghezza (LD), coinvolgendo principalmente le dita dei piedi con successiva diffusione verso l’alto, o non dipendenti dalla lunghezza (NLD), con coinvolgimento del viso, degli arti superiori o del tronco (Devigili et al. 2020; Hovaguimian e Gibbons 2011).

    Oltre il 50% dei casi è idiopatico (iNPF), sebbene evidenze crescenti suggeriscano un’origine autoimmune.

     

    Diagnosi e Manifestazioni Cliniche

    La diagnosi si basa su valutazioni cliniche e biopsie cutanee per misurare la densità delle fibre nervose intraepidermiche.

    Sintomi comuni:

    • dolore neuropatico,
    • parestesie,
    • alterazioni nella sudorazione,
    • secchezza di occhi e bocca,
    • disfunzioni sessuali e
    • problemi gastrointestinali.

     

    Metodi di Rilevamento degli Autoanticorpi

    Gli autoanticorpi possono essere identificati con diverse tecniche (ad esempio, saggi basati su cellule, immunofluorescenza, ELISA).Tecniche come i saggi su tessuto non fissato mantengono le strutture conformazionali degli antigeni, offrendo maggiore affidabilità.

     

    Eziologia Immuno-mediata della NPF

    Alcuni anticorpi (ad esempio CASPR2, LGI1, TS-HDS, FGFR3) sono associati a NPF, suggerendo una componente autoimmune in molti casi precedentemente considerati idiopatici.

    Esempi:

    • CASPR2 e LGI1: coinvolti anche in sindromi neurologiche come encefaliti autoimmuni.
    • TS-HDS: associato a polineuropatie sensoriali dolorose.
    • FGFR3: legato a neuropatie croniche non lunghezza-dipendenti.

     

    Neuropatia delle piccole fibre post-infezione COVID-19 e vaccinazione

    L’infezione da COVID-19 e la vaccinazione sono state associate a manifestazioni nel sistema nervoso periferico, incluse la sindrome di Guillain-Barré e la neuropatia delle piccole fibre (NPF). Alcuni studi hanno riportato l’insorgenza di NPF dopo infezione da COVID-19:

    • Burakgazi (2022): Riportati due casi di presunta NPF dopo COVID-19, confermati da una riduzione significativa della densità delle fibre nervose intraepidermiche (IEFND) nella biopsia cutanea.
    • Oaklander et al. (2022): Su 17 pazienti con “Long COVID”, il 62,5% aveva una NPF confermata dalla biopsia della pelle della gamba.
    • McAlpine et al. (2024): Tra 16 pazienti con sospetta NPF post-COVID-19, tre erano positivi per anticorpi TS-HDS e tre per FGFR3.

    Sono stati inoltre riportati casi di possibile correlazione tra NPF e vaccini contro SARS-CoV-2:

    • Mastropaolo e Hasbani (2023): Un paziente con anticorpi FGFR3.
    • Schelke et al. (2022): Altri pazienti presentavano alti titoli di anticorpi contro l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2).

    ACE2 è un enzima espresso nei neuroni del ganglio della radice dorsale (DRG), particolarmente nei nocicettori, suggerendo un possibile coinvolgimento nella persistenza dei sintomi.

    Le terapie immunomodulatorie (IVIG, PLEX) hanno mostrato effetti benefici in alcuni casi, supportando l’ipotesi di un coinvolgimento del sistema immunitario. Tuttavia, ulteriori studi sono necessari per stabilire l’efficacia di questi trattamenti.

     

    Biomarcatori e Terapie Immunologiche

    Le terapie immunologiche sono state testate con successo variabile nei pazienti con NPF.

    L’identificazione di biomarcatori diagnostici e prognostici, inclusi autoanticorpi specifici, potrebbe migliorare l’approccio terapeutico.

    • Anticorpi TS-HDS e FGFR3: Associati alla neuropatia sensoriale dolorosa e alla NPF. Tuttavia, la loro patogenicità deve ancora essere dimostrata in studi più ampi.
    • Plexin D1: Gli studi suggeriscono un potenziale ruolo patogeno degli anticorpi contro Plexin D1, che causano citotossicità neuronale e dolore neuropatico.

    Ulteriori studi sono necessari per convalidare questi autoanticorpi come biomarcatori e per esplorare il loro utilizzo nella previsione della risposta alle terapie.

     

     

    Conclusioni e Prospettive Future

    Le evidenze attuali suggeriscono un ruolo del sistema immunitario nel dolore neuropatico, attraverso meccanismi autoimmuni mediati da autoanticorpi che prendono di mira antigeni del sistema nervoso. Tuttavia, mancano prove definitive di patogenicità per la maggior parte di questi anticorpi.

    Sfide future:

    • Definire meglio la frequenza e le caratteristiche cliniche dei pazienti con NPF autoimmune.
    • Condurre studi in vitro e in vivo per identificare nuovi target autoimmuni.
    • Esplorare il potenziale utilizzo di autoanticorpi come biomarcatori per la risposta alle immunoterapie.

    Investimenti in ricerche più estese potrebbero portare a diagnosi più precise e trattamenti mirati per i pazienti con NPF.

    Fonte Studio: “The role of antibodies in small fiber neuropathy: a review of currently available evidence” Reviews in the Neurosciences, vol. 35, no. 8, 2024, pp. 877-893. https://doi.org/10.1515/revneuro-2024-0027

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