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  • Infografica POTS

    Infografica POTS

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  • Non è tutto POTS – Diagnosi differenziale

    Non è tutto POTS – Diagnosi differenziale

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    Non è tutto POTS – Diagnosi differenziale della Sindrome da Tachicardia Posturale Ortostatica e delle forme di intolleranza ortostatica

     

    Negli ultimi anni la Sindrome da Tachicardia Posturale Ortostatica (POTS) è diventata sempre più conosciuta. Questo ha rappresentato un passo avanti importante per molti pazienti che per anni sono stati liquidati come “ansiosi” o “psicosomatici”. Tuttavia, la maggiore visibilità della sindrome ha prodotto anche un effetto collaterale: una crescente tendenza ad attribuire alla POTS sintomi aspecifici senza che venga effettuata un’adeguata diagnosi differenziale.

    Le società scientifiche sono molto chiare su questo punto: la POTS è una diagnosi clinica che può essere formulata solo dopo aver escluso condizioni secondarie in grado di spiegare la tachicardia ortostatica o i sintomi correlati (Documento di consenso della Heart Rhythm Society 2015; Linee guida della Società Europea di Cardiologia 2018; Documento della Società Cardiovascolare Canadese 2020; Raj et al., CMAJ 2022).

    Il criterio dell’esclusione non è un dettaglio secondario: è parte integrante della definizione stessa.

    Il principio della diagnosi per esclusione

    Secondo i criteri ufficiali, la POTS si caratterizza per un aumento della frequenza cardiaca di almeno 30 battiti al minuto entro 10 minuti dal passaggio alla stazione eretta, in assenza di ipotensione ortostatica significativa e con sintomi persistenti da almeno tre mesi (Heart Rhythm Society 2015; Società Cardiovascolare Canadese 2020). Ma la stessa definizione include un passaggio fondamentale: devono essere escluse altre cause che possano determinare tachicardia ortostatica. Questo significa che, prima di parlare di POTS, occorre interrogarsi su ciò che può imitarla.

     

    Riduzione del volume circolante e disidratazione

    Una semplice disidratazione o una riduzione del volume plasmatico può determinare una tachicardia compensatoria quando la persona si alza in piedi. Il cuore accelera per mantenere la perfusione cerebrale e il soggetto può avvertire capogiri, debolezza o la tipica sensazione di “testa vuota”. Le revisioni cliniche più recenti indicano esplicitamente di escludere ipovolemia e disidratazione nel percorso diagnostico (Raj et al., CMAJ 2022; Documento della Società Cardiovascolare Canadese 2020).  In questi casi non si tratta di disautonomia primaria, ma di una risposta fisiologica a un problema emodinamico.

     

    L’anemia: una grande simulatrice

    Anche l’anemia sideropenica può mimare una POTS. Quando la capacità di trasporto dell’ossigeno è ridotta, l’organismo compensa aumentando la frequenza cardiaca. Il paziente può riferire affaticamento marcato, presincope e tachicardia anche in ortostatismo. La necessità di escludere l’anemia è riportata nelle principali revisioni cliniche sulla POTS (Raj, Circulation 2013; Raj et al., CMAJ 2022). Ignorare questo passaggio significa rischiare una diagnosi impropria.

     

    Il ruolo della tiroide

    Un’alterazione della funzione tiroidea, in particolare l’ipertiroidismo, può provocare tachicardia persistente, tremori, intolleranza al caldo e sintomi neurovegetativi che possono ricordare una forma iperadrenergica di POTS. Le raccomandazioni cliniche suggeriscono la valutazione della funzione tiroidea nel percorso diagnostico differenziale (Cleveland Clinic Journal of Medicine 2019; Raj et al., CMAJ 2022). Non valutare la tiroide prima di diagnosticare una disautonomia rappresenta una semplificazione eccessiva.

     

    Farmaci e sostanze: una causa sottovalutata

    Alcuni farmaci possono aumentare la frequenza cardiaca o alterare la regolazione autonomica. Stimolanti, antidepressivi con effetto noradrenergico, decongestionanti simpaticomimetici e broncodilatatori sono citati nei documenti ufficiali tra le possibili cause di tachicardia secondaria. Le linee guida raccomandano sempre una revisione accurata della terapia farmacologica prima di porre diagnosi (Documento della Società Cardiovascolare Canadese 2020). Una tachicardia indotta da farmaci non è POTS.

     

    Ansia e POTS: come distinguerle

    La Sindrome da Tachicardia Posturale Ortostatica è stata per anni banalizzata come “ansia”. Oggi, però, assistiamo talvolta al fenomeno opposto: ogni tachicardia viene interpretata come POTS, anche quando il quadro è compatibile con un disturbo d’ansia o di panico. Nella POTS il criterio diagnostico è oggettivo: l’aumento della frequenza cardiaca è riproducibile, misurabile e correlato alla postura. Nel disturbo d’ansia o negli attacchi di panico, la tachicardia è generalmente episodica, non necessariamente legata alla stazione eretta e spesso associata a una marcata componente emotiva anticipatoria. La fisiopatologia è centrata sull’attivazione acuta del sistema simpatico mediata da circuiti limbici, non su un difetto primario della regolazione ortostatica (Raj, Circulation 2013; Cleveland Clinic Journal of Medicine 2019).

    Un elemento distintivo importante è proprio la riproducibilità. Nel soggetto con POTS, il passaggio in ortostatismo provoca in modo prevedibile un incremento della frequenza cardiaca; nel disturbo d’ansia l’episodio può comparire anche in assenza di variazioni posturali.

    Va però chiarito un punto delicato: la POTS, soprattutto nelle forme iperadrenergiche, può generare sintomi che soggettivamente vengono percepiti come ansia (palpitazioni, tremori, sudorazione). Questo non significa che la causa sia psicogena. Le revisioni cliniche sottolineano che l’attivazione simpatica nella POTS può essere primaria e non secondaria a uno stato ansioso (Fedorowski, Autonomic Neuroscience 2019). Inoltre, la letteratura evidenzia che l’ansia può essere una comorbidità, ma non è la causa della sindrome (Raj et al., CMAJ 2022).

    Ridurre la POTS a un disturbo d’ansia è un errore, ma ignorare la possibilità di un disturbo d’ansia quando i criteri oggettivi non sono soddisfatti è altrettanto scorretto.

     

    La distinzione con la tachicardia sinusale inappropriata

    La tachicardia sinusale inappropriata è spesso confusa con la POTS. Tuttavia, in questa condizione la frequenza cardiaca è elevata anche a riposo e non è necessariamente legata alla posizione eretta. La distinzione tra queste due condizioni è descritta nel documento di consenso della Heart Rhythm Society del 2015 e nelle revisioni cardiologiche successive. Confonderle può portare a percorsi terapeutici diversi e talvolta inefficaci.

    È importante ricordare che la presenza di tachicardia anche in clinostatismo non esclude automaticamente la diagnosi di POTS. Nelle forme iperadrenergiche possono verificarsi episodi tachicardici anche a riposo o durante la notte. La distinzione con la tachicardia sinusale inappropriata richiede una valutazione clinica completa e non può basarsi su un singolo dato.

     

    Ipotensione ortostatica e sincope vasovagale

    L’ipotensione ortostatica comporta una riduzione significativa della pressione arteriosa al passaggio in ortostatismo. I sintomi possono essere simili, ma il meccanismo fisiopatologico è differente. Le Linee guida europee sulla sincope del 2018 forniscono algoritmi chiari per distinguere le diverse forme di intolleranza ortostatica. Anche la sincope vasovagale può manifestarsi con sudorazione, nausea, pallore e presincope. Il documento di consenso della Heart Rhythm Society distingue nettamente questa condizione dalla POTS.

     

    Feocromocitoma: raro, ma possibile

    In presenza di sintomi adrenergici marcati e parossistici, deve essere considerata, se clinicamente indicato, anche l’ipotesi di feocromocitoma, come riportato nelle linee guida endocrine (Lenders et al., Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism 2014; Fedorowski 2019). Si tratta di una condizione rara, ma citarla sottolinea l’importanza della valutazione clinica completa.

     

    Gli esami consigliati nella diagnosi differenziale

    Le linee guida e i documenti di consenso non prevedono un “esame unico” per la POTS, ma un percorso diagnostico strutturato.

    • Il primo passaggio è la documentazione dell’incremento ortostatico della frequenza cardiaca mediante test attivo in ortostatismo o tilt test, quando indicato (Heart Rhythm Society 2015; Società Europea di Cardiologia 2018).

    Parallelamente, viene raccomandata la valutazione di condizioni alternative.

    • Gli esami di base generalmente suggeriti nelle revisioni cliniche includono emocromo per escludere anemia, elettroliti, funzione renale e funzione tiroidea (Raj et al., CMAJ 2022; Cleveland Clinic Journal of Medicine 2019). L’anemia, ad esempio, è una causa riconosciuta di tachicardia compensatoria (Raj, Circulation 2013).
    • La valutazione farmacologica è parte integrante del percorso: è necessario analizzare eventuali farmaci che possano aumentare la frequenza cardiaca o alterare la regolazione autonomica (Società Cardiovascolare Canadese 2020).
    • Quando vi è sospetto aritmico, è indicata la registrazione elettrocardiografica, eventualmente con monitoraggio Holter, per distinguere la POTS dalla tachicardia sinusale inappropriata o da altre aritmie (Heart Rhythm Society 2015; Olshansky et al., Journal of the American College of Cardiology 2015).
    • In presenza di sintomi adrenergici parossistici importanti (cefalea intensa, sudorazione profusa, crisi ipertensive), può essere indicata la valutazione per feocromocitoma secondo le linee guida endocrine (Lenders et al., Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism 2014).
    • Le Linee guida europee sulla sincope (ESC 2018) forniscono inoltre indicazioni su come distinguere la POTS dall’ipotensione ortostatica e dalla sincope vasovagale attraverso la valutazione pressoria e il profilo emodinamico.

    Il punto centrale è questo: la POTS non si diagnostica “per sensazione”, ma attraverso criteri oggettivi e dopo un percorso di esclusione ragionato.

     

    Bibliografia

    • Sheldon RS et al. Heart Rhythm Society Expert Consensus Statement on POTS, IST and vasovagal syncope. Heart Rhythm. 2015.
    • Raj SR et al. Canadian Cardiovascular Society Position Statement on POTS. Can J Cardiol. 2020.
    • Brignole M et al. 2018 ESC Guidelines for the diagnosis and management of syncope. Eur Heart J. 2018.
    • Raj SR, Fedorowski A, Sheldon RS. Diagnosis and management of POTS. CMAJ. 2022.
    • Raj SR. Postural Tachycardia Syndrome. Circulation. 2013.
    • Fedorowski A. Postural orthostatic tachycardia syndrome: clinical presentation and management. Auton Neurosci. 2019.
    • Olshansky B et al. Inappropriate sinus tachycardia. J Am Coll Cardiol. 2015.
    • Lenders JWM et al. Pheochromocytoma and paraganglioma. J Clin Endocrinol Metab. 2014.
    • Lei L et al. Evaluating and managing POTS. Cleve Clin J Med. 2019.

     

    Nicole Martinelli per AINPF

     

    Questo articolo è frutto di lavoro scientifico, analisi delle linee guida internazionali 
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  • POTS: una revisione aggiornata-2026

    POTS: una revisione aggiornata-2026

    Questo articolo riassume i contenuti della revisione scientifica Postural Orthostatic Tachycardia Syndrome: A State-of-the-Art Review, pubblicata online a Gennaio 2026 sulla rivista internazionale Heart, Lung and Circulation.
    La revisione fornisce una sintesi aggiornata delle conoscenze sulla sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS), affrontando la definizione clinica, i meccanismi fisiopatologici proposti, l’approccio diagnostico, le strategie di gestione e l’impatto della condizione sulla qualità di vita delle persone che ne sono affette.

    Il presente testo ha finalità divulgative e mira a rendere accessibili i principali contenuti scientifici dell’articolo, senza sostituirsi alla pubblicazione originale, che resta il riferimento completo per l’approfondimento tecnico. La traduzione integrale dell’articolo è riservata ai soci dell’Associazione.


    Sindrome da Tachicardia Posturale Ortostatica (POTS): una revisione aggiornata dello stato dell’arte

    La sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS) è una condizione complessa di intolleranza ortostatica, caratterizzata da un aumento eccessivo della frequenza cardiaca quando si passa alla posizione eretta, in assenza di un calo pressorio significativo. È una forma di disautonomia che coinvolge il sistema nervoso autonomo e che si associa a un ampio spettro di sintomi multisistemici, spesso non immediatamente riconosciuti.

    Una recente revisione scientifica di alto livello, pubblicata sulla rivista Heart, Lung and Circulation, fa il punto sulle conoscenze attuali, evidenziando le difficoltà diagnostiche, la complessità fisiopatologica e le criticità assistenziali che ancora oggi caratterizzano la POTS.

    Una condizione frequente ma ancora sottodiagnosticata

    La POTS colpisce prevalentemente donne giovani, con un rapporto femmine/maschi di circa 9:1, e un esordio tipico tra l’adolescenza e l’età adulta. Nonostante ciò, la diagnosi è spesso ritardata di anni: molti pazienti riferiscono un percorso diagnostico lungo, frammentato e costellato da errori, accessi ripetuti al pronto soccorso e attribuzioni improprie dei sintomi a cause psicologiche.

    La revisione sottolinea come la POTS sia più diffusa di quanto si creda, con una prevalenza stimata in aumento, in particolare dopo infezioni virali come COVID-19, dove rappresenta uno dei fenotipi principali della cosiddetta long COVID.

    Fisiopatologia complessa e multifattoriale

    La POTS non è una malattia “a causa unica”, ma una sindrome eterogenea, in cui possono coesistere diversi meccanismi:

    • Disregolazione del controllo della frequenza cardiaca

    • Ipovolemia (ridotto volume di sangue circolante)

    • Ridotto ritorno venoso con pooling negli arti inferiori e nel distretto addomino-pelvico

    • Iperattivazione simpatica (forma iperadrenergica)

    • Neuropatia delle piccole fibre, spesso con coinvolgimento autonomico

    • Disfunzione microvascolare ed endoteliale

    • Disfunzione immunitaria, con evidenze di autoanticorpi in una parte dei pazienti

    • Associazione con disordini del tessuto connettivo, come la sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile

    Particolare attenzione viene posta al ruolo della microcircolazione, che può spiegare molti sintomi “locali” frequentemente riferiti dai pazienti, come brain fog, cefalea, dolore toracico simil-anginoso, intolleranza al caldo o al freddo, acrocianosi e fenomeni tipo Raynaud.

    Diagnosi: oltre il semplice aumento dei battiti

    La diagnosi di POTS si basa su test ortostatici (active stand test o tilt test), ma l’articolo ribadisce che un singolo test negativo non esclude la diagnosi. I sintomi devono essere cronici (≥3 mesi) e vanno sempre interpretati nel contesto clinico complessivo.

    Viene inoltre sottolineata l’importanza di distinguere la POTS da altre condizioni che possono mimarla, come l’ipotensione ortostatica, la tachicardia sinusale inappropriata o la sincope neuromediata.

    Un impatto profondo sulla qualità di vita

    La POTS ha un impatto significativo sulla vita quotidiana: molti pazienti faticano a lavorare, studiare o mantenere una vita sociale attiva. Gli studi citati mostrano una qualità di vita peggiore rispetto a molte altre patologie croniche, comprese alcune malattie cardiovascolari e metaboliche.

    Il carico non è solo fisico, ma anche emotivo, sociale ed economico, aggravato dalla scarsa disponibilità di centri specializzati e dalla frammentazione dell’assistenza.

    Trattamento: personalizzato e multidisciplinare

    Non esiste una “cura” unica per la POTS. La gestione è personalizzata e combina:

    • Interventi non farmacologici (idratazione, aumento dell’apporto di sodio, calze o indumenti compressivi, gestione dei trigger)

    • Farmaci off-label, scelti in base al fenotipo clinico (ipovolemico, iperadrenergico, misto)

    • Esercizio fisico adattato, con estrema cautela e attenzione al rischio di peggioramento dei sintomi e della post-exertional malaise

    • Presa in carico multidisciplinare, che può includere cardiologi, neurologi, gastroenterologi, fisioterapisti, infermieri specializzati e medici di medicina generale formati.

     

    Il ruolo chiave dell’informazione e dell’advocacy

    La revisione sottolinea con forza la necessità di:

    • migliorare la formazione dei medici

    • ridurre i tempi diagnostici

    • garantire percorsi di cura strutturati

    • riconoscere l’esperienza dei pazienti come parte integrante della progettazione dei servizi sanitari

     

    Conclusione

    La POTS è una condizione reale, complessa e potenzialmente invalidante, che richiede un cambio di paradigma: da sindrome “di nicchia” a problema di salute pubblica emergente, soprattutto nell’era post-COVID.
    Una corretta informazione, basata su evidenze scientifiche solide, è uno strumento fondamentale per migliorare diagnosi, presa in carico e qualità di vita delle persone che convivono con questa forma di disautonomia.

    Fonte scientifica:
    Lau DH, Fedorowski A, Raj SR, et al.
    Postural Orthostatic Tachycardia Syndrome: A State-of-the-Art Review.
    Heart, Lung and Circulation, 2025. doi:10.1016/j.hlc.2025.09.004

  • Una malattia misteriosa chiamata POTS

    Fonte originale : arlingtonmagazine.com

    Un disturbo debilitante con una costellazione di sintomi, la sindrome da tachicardia ortostatica posturale viene spesso diagnosticata erroneamente come ansia.

    Vediamo insieme cosa comporta la POTS, attraverso le testimonianze di alcuni pazienti.

    Le festività natalizie erano dietro l’angolo e Noah Whittington non riusciva a smettere di vomitare. La causa era un mistero. All’epoca studente della Yorktown High School, il sedicenne aveva subito una commozione cerebrale durante una partita di hockey all’inizio dell’autunno del 2017. Poco dopo essere stato autorizzato a giocare di nuovo, si è ammalato di un virus che circolava tra i suoi compagni di squadra. Ma quella che era iniziata come una banale influenza si è trasformata in una prolungata incapacità di trattenere il cibo.

    “Il Ringraziamento è stato la settimana successiva e non riusciva a mangiare”, ricorda sua madre, Melanie Whittington. Soffrendo per settimane di nausea e vomito e incapace di alzarsi dal letto, Noah ha visto il suo pediatra e poi un gastroenterologo.”Nessuno poteva trovare qualcosa di sbagliato in lui”, dice Melanie. “I medici continuavano a dire che soffriva di ansia, ma non sembrava giusto. Mio figlio non si sveglierebbe da un sonno morto e inizierebbe a vomitare solo a causa dell’ansia.

    I mesi successivi non furono migliori. I sintomi di Noah si espansero fino a includere battito cardiaco accelerato, affaticamento, annebbiamento, disidratazione e sudorazione profusa. “Lo controllavo quattro o cinque volte a notte ed era fradicio”, ricorda sua madre. “La sua adrenalina stava pompando tutto il tempo.” I medici hanno prescritto una serie di farmaci per regolare il sonno, la pressione sanguigna, la nausea e presunti problemi di salute mentale di Noah, ma i suoi sintomi persistevano. Ha perso la scuola. Non poteva partecipare ad attività sportive o sociali.I suoi genitori lo hanno trascinato da uno specialista all’altro, finché alla fine un anestesista a un appuntamento di endoscopia ha chiesto: “Hai mai sentito parlare di POTS?”“I medici continuavano a dire che soffriva di ansia, ma non sembrava giusto. Mio figlio non si sveglierebbe da un sonno e inizierebbe a vomitare solo a causa dell’ansia.

    La POTS, o sindrome da tachicardia ortostatica posturale, si verifica quando il sistema nervoso autonomo di un paziente (che regola le funzioni involontarie come frequenza cardiaca, pressione sanguigna, respirazione, sudorazione e digestione) va fuori controllo.

    Il sintomo più diffuso è un rapido aumento della frequenza cardiaca che si verifica dopo essersi alzati da una posizione seduta o sdraiata.

    Normalmente, quando una persona si alza in piedi, il sistema nervoso autonomo dice ai vasi sanguigni nella parte inferiore del corpo di restringersi, lavorando contro la gravità per mantenere un flusso costante di sangue al cuore e al cervello.

    Ma in molte persone con POTS, quel messaggio va in cortocircuito. I vasi sanguigni non si restringono, causando il ristagno di sangue negli arti inferiori. Un flusso sanguigno inadeguato al cervello può causare stordimento o svenimento. Altri sintomi derivanti da una pressione sanguigna disregolata possono includere affaticamento, mal di testa, neuropatia (dolore ai nervi e formicolio), difficoltà di concentrazione, tremori, dolore toracico, problemi digestivi e convulsioni.

    “La POTS è un disturbo neurologico che provoca effetti sistemici in tutto il corpo, dall’aumento della frequenza cardiaca, alla sudorazione, alla produzione di lacrime, alla [difficoltà] a spostare le cose attraverso il tratto gastrointestinale”, spiega Lauren Stiles, ricercatrice assistente professore di neurologia presso alla Stony Brook University School of Medicine di New York.

    È anche fondatrice e presidente di Dysautonomia International, un gruppo di difesa senza scopo di lucro che lotta per aumentare la consapevolezza e il finanziamento della ricerca per i disturbi del sistema nervoso autonomo. (Stiles stessa ha sviluppato i sintomi della POTS all’età di 31 anni dopo aver subito una commozione cerebrale in un incidente con lo snowboard.)

    L’organizzazione no profit stima che prima di Covid, circa 3 milioni di americani fossero colpiti dalla POTS.

    La ricerca post-pandemia suggerisce che il numero potrebbe ora raggiungere i 6 milioni e che potrebbe esserci una correlazione tra POTS e Long Covid. Sebbene la POTS possa colpire a qualsiasi età, è più comunemente diagnosticata negli adolescenti e nei giovani adulti, in particolare nelle giovani donne.

    “Circa il 25% dei pazienti è in sedia a rotelle o costretto a letto”, dice Stiles, “e molti sono giovani. L’età massima di insorgenza è 14 anni. Molti ragazzi perdono la loro adolescenza a causa di questo”.

    Nella primavera del 2018, cinque mesi dopo l’insorgenza dei sintomi che lo tenevano incollato al pavimento del bagno, Noah Whittington ha preso appuntamento con Tae Chung, direttore della clinica POTS presso la Johns Hopkins Medicine di Baltimora. Sotto la direzione di Chung, Noah ha interrotto tutti i suoi farmaci precedenti e ha iniziato un nuovo regime. “Ho iniziato a prendere compresse di sale, un farmaco per la pressione sanguigna e una compressa di marijuana medica [per la nausea] chiamata Marinol”, dice Noah. “È stato un cambiamento di vita.”Ha iniziato a ricevere infusioni di soluzione salina per aumentare il volume del sangue e ha iniziato la terapia fisica, facendo il pendolare quotidianamente da Arlington a Baltimora per le prime otto settimane e poi settimanalmente per molti altri mesi.

    L’esercizio si è rivelato fondamentale per aiutare re regolare i suoi sistemi corporei. “Ero così depresso allora. Imparare a conoscere il recupero della frequenza cardiaca e fare terapia fisica era l’unico modo per uscirne”, ricorda Noah. “La mia frequenza cardiaca raggiungeva i 200 battiti al minuto senza che me ne accorgessi e la mia risposta vasovagale mi faceva vomitare. Una volta che ho imparato a mantenere [la mia frequenza cardiaca] sotto i 200 bpm, sono riuscito a farcela.Anche quando si sentiva malissimo, era meglio se poteva alzarsi e muoversi.

    “Il nome della malattia è fuorviante“, afferma Chung, assistente professore di medicina fisica, riabilitazione e neurologia alla Johns Hopkins. (Si riferisce alla parte “tachicardia” dell’acronimo POTS, che è un termine medico per una frequenza cardiaca superiore a 100 battiti al minuto.) “Sembra un problema cardiologico, ma in realtà è necessario escludere una condizione cardiaca per per diagnosticare la POTS. È importante ascoltare il paziente e avere un quadro completo”.

    Nella primavera del 2019, Noah è tornato a Yorktown a tempo pieno e ha concluso il suo ultimo anno. Oggi è alla James Madison University, dove studia gestione aziendale. Si esercita regolarmente, gioca a club hockey e beve una tonnellata di acqua – “almeno due litri al giorno”, dice – per aumentare il volume del sangue. La vita sembra quasi normale. “Mi sento come se il dottor Chung ci avesse salvato”, dice sua madre.

    La POTS non è un fenomeno nuovo. Ha avuto molti nomi, tra cui la sindrome della guerra civile, il cuore del soldato e la sindrome di DaCosta. L’acronimo POTS è stato adottato all’inizio degli anni ’90, ma la comunità medica ha iniziato solo di recente a svelarne i misteri.

    Una nuova ricerca suggerisce una correlazione tra POTS e alcuni disturbi autoimmuni, sebbene siano in corso studi. “Circa il 20% delle persone con POTS ha una condizione autoimmune nota”, afferma Stiles, come la malattia di Hashimoto, la sindrome di Sjögren o la celiachia.

    Altri hanno marcatori immunitari non specifici, indicando che potrebbe esserci “una percentuale molto maggiore di pazienti POTS che hanno una condizione autoimmune per la quale non abbiamo ancora un nome”, aggiunge.

    Gli esperti ritengono che la POTS possa anche emergere come risposta corporea a fattori esterni come traumi, gravidanza o virus, come Covid.

    “Sappiamo che molti pazienti affetti da POTS hanno avuto un evento scatenante – un’infezione, una commozione cerebrale, un intervento chirurgico, un trauma non concussivo – che può portare all’autoimmunità, che a sua volta rilascia proteine che possono confondere il sistema immunitario”, afferma Jeff Boris, un cardiologo pediatrico con sede a Filadelfia che ha visto pazienti POTS dal 2002. “Vediamo spesso pazienti POTS che hanno marcatori di autoimmunità, ma non abbiamo ancora stabilito la connessione”.

    La POTS può essere innescata da un trauma fisico, una commozione cerebrale, un’infezione o un virus, come Covid. La diagnosi può essere difficile, poiché la condizione si presenta in modo diverso da un paziente all’altro.

    “Il percorso di ognuno verso una diagnosi di POTS sembra così diverso”, dice un genitore di Arlington la cui figlia è stata diagnosticata dopo più di un anno di rimbalzo da vari specialisti. “In superficie, la stessa condizione può sembrare totalmente diversa. Una persona potrebbe vomitare; un altro potrebbe svenire”. Incerti su ciò con cui hanno a che fare, i medici possono inizialmente prescrivere una varietà di farmaci nella speranza che uno risolva il problema, una sorta di approccio farmacologico Whac-A-Mole. “Spesso qualcuno viene da me con molti antidepressivi perché i dottori che hanno visto pensano che siano pazzi”, dice Chung. “Molti sintomi fisici verranno completamente ignorati.”

    La diagnosi errata non è solo esasperante, costosa e richiede tempo. Nei casi peggiori, può causare problemi  che richiedono un ulteriore trattamento.

    Julie (non è il suo vero nome), una mamma di Arlington, descrive come sua figlia adolescente, un tempo atleta d’élite e superstar accademica, abbia iniziato ad avere problemi gastrointestinali a seguito di un intervento chirurgico apparentemente semplice nel 2020. Dopo più di un anno di problemi ai sistemi del corpo, che hanno reso necessario un tubo di alimentazione e un dolore fisico che i medici non potevano né spiegare né capire come trattare, la ragazza tentò il suicidio.

    Sentendosi licenziata e abbandonata dalla comunità medica, ha chiesto di essere ricoverata in una struttura psichiatrica.”Quando non c’è niente che possono vedere, e niente risulta dai test, i medici dicono che è psicologico”, dice Julie, alla cui figlia è stata infine diagnosticata la POTS, insieme a molti altri problemi autoimmuni. “Solo perché non sai cosa c’è che non va in lei non significa che sia nella sua testa. Ho lauree avanzate, un’ottima assicurazione, una famiglia che mi sostiene, ma non sono ancora riuscito a convincere nessuno ad aiutarla”.

    La strada per la diagnosi può essere ancora più difficile per le persone di colore. “Il novantacinque percento delle persone a cui viene diagnosticata la POTS sono bianche, ma non è la sindrome di una persona bianca”, afferma Stiles di Dysautonomia International. “Quanto è più difficile per le persone che sono già discriminate nel sistema medico ottenere una diagnosi di POTS?”

    Chung della Johns Hopkins fa eco a questa preoccupazione; “Nessuno sa davvero perché la POTS si presenti prevalentemente nelle donne caucasiche. Potrebbero essere fattori socioeconomici, o potrebbe essere che le donne di colore abbiano meno probabilità di essere credute dai loro medici”.

    TJ Petrizzo e sua moglie Nicole si sono sentiti impotenti nel 2004 quando la loro figlia di 7 anni, Francesca, ha sviluppato un forte dolore addominale inspiegabile. Nei cinque anni successivi, Francesca ha visto dozzine di medici. Le sono state prescritte manciate di farmaci e numerosi interventi chirurgici e trattamenti, inclusi bloccanti nervosi, iniezioni di Botox e sostituzione dei punti su una precedente riparazione di ernia ombelicale.

    I suoi sintomi si sono gonfiati fino a includere mal di testa cronici, dolori muscolari, nausea e stanchezza.È stato solo quando Francesca è arrivata nell’ufficio di Jeffrey Moak, un cardiologo pediatrico al Children’s National di Washington, che le è stata diagnosticata la POTS all’età di 12 anni.Fino ad oggi, la causa del suo dolore addominale iniziale rimane un mistero. “Penso che ciò che alla fine ha innescato la sua POTS siano state tutte le terapie, gli interventi chirurgici, l’agopuntura e i farmaci”, afferma Petrizzo, un lobbista di McLean che serve i clienti principalmente nel settore sanitario. “Così tante cose testate su di lei hanno creato un trauma medico”.

    Avevano appena sfinito un bambino.Anche con una diagnosi di POTS in mano, la famiglia ha dovuto affrontare lunghe liste di attesa per il trattamento. “Eravamo tipo, e adesso? Avevamo un dodicenne sdraiato a letto con un dolore costante”, dice Petrizzo. “Non potevamo aspettare i 18 mesi per ottenere il suo aiuto.”Si è appoggiato alla sua rete professionale per fissare rapidamente un appuntamento con Phil Fischer, uno specialista POTS presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, dove Francesca è stata curata con una combinazione di beta-bloccanti e un farmaco per la pressione sanguigna chiamato Midodrine. “Questo l’ha aiutata a riprendersi la vita”, dice Nicole.

    Ora 26 anni, Francesca si è laureata all’Università di Washington e lavora come senior account executive presso una società immobiliare. Si esercita quotidianamente, prende farmaci per tenere a bada i suoi sintomi e trova forza nei gruppi di supporto POTS online. Suo padre sa quanto sono stati fortunati ad avere i suoi legami con le lobby.”Almeno sapevamo cosa stavamo combattendo“, dice. “E quelle famiglie che non conoscono il sistema? Chi non può entrare per vedere i medici giusti? Chi non ottiene mai una diagnosi accurata? Se il sistema sanitario può essere fonte di confusione anche per me, come possiamo aspettarci che i genitori che non hanno informazioni privilegiate e connessioni possano trovare cure per i loro figli?”

    Sebbene non esista una cura per la POTS, la comunità medica sta cercando di capire come identificarla e gestirla. Nello strumento diagnostico più comune, chiamato tilt table test, il paziente è fissato a un tavolo che cambia posizione. Un tecnico misura i cambiamenti della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna mentre l’angolo del lettino si sposta da orizzontale a verticale, facendo ruotare il paziente dalla posizione sdraiata a quella in piedi.

    Alcuni sintomi POTS sono osservabili senza test, come quando i piedi o le gambe di un paziente diventano viola a causa del sangue che si accumula negli arti inferiori.

    Per molti pazienti, un obiettivo chiave del trattamento è aumentare il volume del sangue, che migliora la circolazione e aiuta a spingere il sangue “in salita” dalle gambe al cuore e al cervello. Bere molti liquidi e assumere pastiglie di sale per trattenere i liquidi fanno parte, ma non tutto, di questa strategia. Alcuni pazienti assumono farmaci (vasocostrittori) che provocano la costrizione dei vasi sanguigni e integratori a base di erbe che aiutano i reni a trattenere i liquidi. Anche la costruzione della massa muscolare è fondamentale. Bere acqua ed elettroliti non è sufficiente per aumentare il volume del sangue”, afferma Chung della Johns Hopkins. “Anche i pazienti devono cambiare il loro stile di vita. L’esercizio fisico è uno dei modi più significativi per aumentare il volume del sangue”.

    Ma qui sta un problema.

    “L’intolleranza all’esercizio è uno dei maggiori problemi che i pazienti POTS devono affrontare”, afferma. “Dico ai pazienti che ci vorrà molto tempo e devono essere preparati per questo. Devono andare da un fisioterapista che capisca la POTS. I pazienti possono essere motivati e ambiziosi, ma non è facile. La mia forza come medico di riabilitazione è aiutarli a capire la modifica dello stile di vita. La nostra squadra è solo l’allenatore. Il paziente è il giocatore”.

    Katherine Hamilton ricorda i momenti in cui si sentiva troppo stanca e stordita anche solo per stare seduta in posizione eretta, tanto meno per allenarsi.È iniziato alla fine del 2020, a metà del suo secondo anno alla Washington-Liberty High School. Ha iniziato a sentirsi stordita e, pochi giorni prima di Natale, ha avuto il suo primo svenimento, seguito da un attacco di grande male. È stata portata in ambulanza al VHC Health e poi trasferita al Children’s National.

    (Il padre di Hamilton è l’editore di Arlington Magazine Greg Hamilton.)I medici del Children’s hanno condotto una serie di test, escludendo l’epilessia, un tumore al cervello e problemi cardiaci. Attraverso un processo di eliminazione, il team le ha diagnosticato un disturbo d’ansia chiamato crisi epilettiche psicogene (PNES).Un cardiologo e il suo pediatra erano d’accordo con la conclusione sul fatto che soffriva di ansia così grave da farla svenire e avere convulsioni, spesso più volte al giorno.

    “Per 10 mesi sono stato trattato in modo errato per PNES con antidepressivi e ansiolitici, ma le mie condizioni non sono mai migliorate”, afferma Hamilton, che ora ha 18 anni.Un giorno una compagna di classe ha condiviso apertamente che soffriva di diverse forme di disautonomia, inclusa la POTS. “L’ho ascoltata descrivere i suoi sintomi”, dice Hamilton, “ed ero tipo, sono io. Ho POTS.I genitori di Hamilton hanno preso appuntamento con Hasan Abdallah, un cardiologo pediatrico del Children’s Heart Institute di Herndon. Abdallah e sua moglie, anche lei cardiologa, sono specializzati nella diagnosi e nel trattamento della POTS e di altre forme di disautonomia.

    Hamilton è stato diagnosticato in modo informale quasi immediatamente.”Mi ha fatto alzare e togliermi scarpe e calze”, dice. “I miei piedi sono passati dal rosa al rosso al viola, il mio sangue si stava riunendo, le mie mani erano sudate, i miei occhi erano dilatati. Ha detto: “Niente di questo è psichiatrico”.Dopo diverse altre settimane di appuntamenti e test, incluso un test del tavolo inclinabile, le è stata formalmente diagnosticata e le sono stati prescritti farmaci appropriati.Hamilton ha anche la sindrome di Ehlers-Danlos, una malattia ereditaria del tessuto connettivo, e la malattia di Hashimoto, una condizione autoimmune che colpisce la tiroide.”Non sorprende che, da giovane, la mia POTS sia stata diagnosticata erroneamente come un disturbo d’ansia”, dice in retrospettiva. “I dottori non hanno guardato più in profondità di quanto sembrava ovvio.”

    Sebbene la prevalenza di POTS rimanga difficile da quantificare, i casi sembrano essere in aumento. “Dopo il Covid, stimiamo che [i casi in America] siano raddoppiati”, afferma Stiles.

    “I nostri gruppi di supporto, i social media e le conferenze hanno registrato un’enorme crescita di interesse. Covid non sta solo causando POTS; sta causando tutti i tipi di disautonomia.

    Chung offre una valutazione simile. “Non sarei sorpreso se la POTS colpisse l’1% della popolazione e circa il 10% delle persone che hanno Covid da tempo”, dice. “Il principale cambiamento nelle diagnosi POTS dalla pandemia è che le persone vengono diagnosticate più velocemente, specialmente se hanno avuto Covid”.

    La malattia di Lyme può essere un altro fattore scatenante. James (non è il suo vero nome) era un atleta di tre sport e uno studente di scuola media fino a quando non ha contratto la malattia di Lyme da una puntura di zecca. “Ho smesso di fare sport. Mi mancava la motivazione a scuola e i miei voti stavano peggiorando”, dice il residente di Falls Church, che ora ha 20 anni. “Onestamente, non sapevo cosa c’era di sbagliato in me. Mi ammalavo così spesso che era difficile per me alzarmi la mattina.

    Era come se fossi in costante lotta con me stesso”.Un medico ha prescritto farmaci per la depressione e l’ansia, che non hanno funzionato. Non è stato fino a quando James ha ricevuto una diagnosi di POTS che ha finalmente avuto una spiegazione per la sua estrema stanchezza, la sua tendenza a isolarsi nel bel mezzo di una conversazione, la sua occasionale difficoltà a comunicare.

    Questi sono i tipici sintomi della POTS, afferma Boris, il cardiologo pediatrico di Filadelfia. “Vedo spesso i ragazzi intelligenti che, in classe, capiscono cosa gli viene insegnato, poi escono dalla classe e dimenticano quello che hanno appena imparato.”La strada verso il benessere di James non è stata facile. Ha perso la maggior parte della seconda metà dell’ottavo anno. La sua famiglia ha combattuto per un piano 504 per far fronte alle sue disabilità e ha finito per cambiare scuola superiore. Dopo la laurea, ha trascorso un anno a rimettere in carreggiata il suo GPA, guadagnando crediti universitari attraverso un programma accademico alternativo. Questo autunno, entrerà nel suo primo anno in un’università del New England.

    Lindsay Burtle ha sopportato due anni di mal di stomaco e mal di testa prima che le fosse diagnosticata la POTS come matricola a Yorktown. “Ho dovuto smettere di giocare a calcio in viaggio a causa del costo fisico che mi stava assumendo”, ricorda. “Ho perso la capacità di leggere libri, cosa che facevo sempre.”La depressione e l’ansia potrebbero non essere la causa della POTS, dice, ma possono certamente seguire. “Ti capovolge completamente la vita.”Burtle si è trasferita alla Fusion Academy, una scuola privata a Tysons, per due anni mentre teneva sotto controllo la sua malattia.

    È tornata a Yorktown per il suo ultimo anno, si è laureata in tempo nel giugno 2020 e ora è una studentessa senior in ascesa presso l’Università del Vermont.I suoi sintomi non sono scomparsi, ma ha imparato a gestirli. Indossa calze a compressione, mangia snack salati, porta una grande bottiglia d’acqua ovunque vada e ha imparato a riconoscere i segnali del suo corpo.”Sono diventata davvero brava a imparare a prendermi cura di me stessa e a sapere quando non spingermi”, dice. “Chiedo agli insegnanti di attivare i sottotitoli per i loro video o di utilizzare la possibilità di prendere appunti tra colleghi per gestire il mio ritardo nell’elaborazione uditiva durante le lezioni.

    Personalizzo i miei sintomi – tipo, il mio dolore è così stronzo oggi – in modo da potermi separare dalla mia malattia cronica. Ho avviato un campionato di calcio amatoriale con i miei amici. Sto leggendo di nuovo altri libri. Sono davvero felice di esserlo tornare alla normalità”.“A volte è imbarazzante avere una disabilità che nessuno può riconoscere solo guardandoti. Gli estranei mi vedono svenire e pensano che mi droghi.

    Ultimamente la POTS ha avuto più visibilità. I gruppi di difesa affermano che non è ancora abbastanza. “NIH spende più di 100 milioni di dollari all’anno per la ricerca sul Parkinson, ma la POTS ha un impatto su più persone rispetto al Parkinson”, afferma Stiles. Il finanziamento della ricerca per il Parkinson attualmente ammonta a circa $ 100 per paziente. In confronto, “Stimiamo che NIH spenda circa 33 centesimi per paziente nella loro ricerca POTS”, afferma T.J. Petrizzo, il cui attivismo è stato alimentato dalla straziante esperienza della figlia Francesca. “Chiediamo loro di stanziare 50 milioni di dollari in finanziamenti per aiutare a portare questa causa in prima linea nella ricerca medica.

    I pediatri sono in prima linea. Se possiamo aiutare ad aumentare la consapevolezza tra i pediatri, potremmo trovare modi per mitigare la sofferenza che i bambini affrontano finché non troviamo delle cure.

    Petrizzo incoraggia altre famiglie POTS a condividere le loro storie. “Quando ne parlo, scopro che altre persone hanno a che fare con lo stesso problema”, dice. “Questo è stato l’aspetto più sorprendente. C’è più consapevolezza ora, il che porta a più test “.

    Questo autunno, Katherine Hamilton inizierà il college alla James Madison University. È un risultato molto combattuto per una giovane donna che ha trascorso quasi tre anni di scuola superiore fissando una condizione medica che è stata diagnosticata erroneamente e in gran parte fraintesa, in mezzo a una pandemia globale per l’avvio.In qualità di co-fondatrice del Chronic Illness Support Group di Washington-Liberty, si lascia alle spalle una rete di sostegno agli studenti che non aveva all’inizio del suo viaggio.

    “A volte è imbarazzante avere una disabilità che nessuno può dire solo guardandoti”, dice. “Gli estranei mi vedono svenire e pensano che mi droghi. Le persone che hanno a che fare con disabilità invisibili non dovrebbero soffrire da sole.”Va bene contattare e chiedere supporto”, aggiunge. “Quando sono in pubblico e so che potrei svenire, cerco sempre di trovare qualcuno che abbia un bell’aspetto e dica: ‘Ehi, ho una condizione medica ea volte svengo o ho convulsioni. Se lo faccio, non puoi chiamare il 911 e stare con me finché non posso chiamare mia madre?’”Tendo a fare affidamento sulla gentilezza delle altre persone”, dice. “Ogni volta che ho chiesto aiuto a qualcuno, è stato gentile. Avere POTS mi ha aiutato non solo a usare la mia voce, ma anche a rendermi conto che il mondo in realtà non è un posto così terribile.

     

  • Presentazione dei sintomi della POTS in base al fenotipo

    Presentazione dei sintomi della POTS in base al fenotipo

    Una nuova ricerca della Mayo Clinic rileva che i diversi fenotipi della POTS -ovvero iperadrenergica, ipovolemica e neuropatica- non possono essere distinti in base ai sintomi e molti pazienti sperimentano più di uno dei fenotipi.Notano anche che alcuni pazienti non rientrano in nessuno di questi fenotipi, suggerendo che potrebbero essere presenti altri meccanismi.

    Questo studio descrive 378 persone con POTS valutate in una clinica specialistica della Mayo Clinic. Si tratta soprattutto di giovani donne, spesso studentesse o lavoratrici, con una compromissione importante della vita quotidiana (lavoro/scuola, vita sociale e familiare). In media, i sintomi impediscono di essere attivi per diversi giorni a settimana.Sono stati analizzati tre fenotipi “classici” di POTS:

    • Iperadrenergico (quello più frequente, presente nel 75% dei pazienti),

    • Ipovolemico (45%),

    • Neuropatico (38%).

    Questi fenotipi però si sovrappongono spesso: molti pazienti ne hanno due insieme e oltre uno su dieci presenta caratteristiche di tutti e tre. I sintomi principali – testa leggera, vertigini, tachicardia, cefalea, difficoltà cognitive, affanno, dolore toracico, nausea, disturbi gastrointestinali – sono risultati praticamente identici tra i diversi fenotipi. In altre parole, dal tipo di sintomi non si riesce a capire che “tipo di POTS” abbia una persona.

    Per distinguere i fenotipi servono esami mirati, come:

    • sodio urinario nelle 24 ore per la forma ipovolemica,

    • catecolamine in clinostatismo/ortostatismo e variazione della pressione al tilt test per la forma iperadrenergica,

    • test delle piccole fibre (QSART, TST e/o biopsia cutanea) per la forma neuropatica.

    Questi esami possono essere utili soprattutto nei pazienti che non migliorano con le misure non farmacologiche di base (aumento di liquidi e sale, ricondizionamento, calze elastiche, ecc.), per poter tentare terapie farmacologiche più mirate. Lo studio conferma che la POTS è una sindrome unica e complessa, con cause probabilmente multifattoriali e fenotipi che si intrecciano, e sottolinea la necessità di ricerche future per affinare i criteri di fenotipo e, di conseguenza, le strategie di trattamento.

     

    LO STUDIO:

    Introduzione

    La sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS) è una condizione clinicamente eterogenea. I sintomi più comuni includono sensazione di testa leggera, presincope, palpitazioni, affaticamento, difficoltà nel dormire, difficoltà di concentrazione, mal di testa, nausea e altri ancora¹²³⁴. Sono stati condotti molti studi che valutano formalmente le caratteristiche cliniche della POTS, ma spesso sono limitati da ridotte dimensioni del campione, scarsa generalizzabilità o diagnosi non confermate⁴⁵⁶⁷. Gran parte della conoscenza attuale sulla presentazione clinica della POTS deriva dunque dall’esperienza clinica.

    La POTS è definita da un aumento della frequenza cardiaca pari o superiore a 30 battiti per minuto (bpm) entro 10 minuti dall’assunzione della posizione eretta, in assenza di ipotensione ortostatica¹²⁸. La diagnosi può essere effettuata tramite un test di alzata attiva utilizzando uno sfigmomanometro o mediante tilt test passivo (HUTT). Ai fini diagnostici devono essere presenti anche i sintomi associati. Prima di formulare una diagnosi di POTS, è necessario escludere altre condizioni con sintomi sovrapponibili, come patologie strutturali cardiache⁸. I pazienti possono essere sottoposti ad altri esami di supporto per definire meglio la fisiopatologia sottostante.

    La POTS può essere classificata in diversi fenotipi — neuropatico, ipovolemico e iperadrenergico — in base al meccanismo fisiopatologico sospettato.
    La POTS neuropatica comporta una compromissione della vasocostrizione periferica e un eccessivo ristagno di sangue negli arti inferiori dovuto a disfunzione delle piccole fibre nervose¹³⁹.
    La POTS ipovolemica è dovuta a un’alterazione del sistema renina–angiotensina–aldosterone, con conseguente riduzione del volume plasmatico; può essere identificata da una natriuria nelle 24 ore inferiore a 100 mmol/L¹.
    La POTS iperadrenergica è caratterizzata da un’elevata attività simpatica centrale, evidenziata da un aumento della pressione arteriosa sistolica (SBP) al tilt test e da livelli plasmatici di noradrenalina ≥ 600 pg/mL in ortostatismo¹²⁹.

    Questi fenotipi non sono mutualmente esclusivi e possono coesistere in qualsiasi combinazione nello stesso paziente¹³. Altre condizioni mediche, come l’ipermobilità articolare, possono generare fisiologie che mimano o contribuiscono a tali fenotipi. Ad esempio, un tessuto connettivo più lasso nelle sindromi ipermobili può causare maggiore ristagno venoso agli arti inferiori e un minore volume intratoracico effettivo⁹¹⁰.

    La determinazione del fenotipo nei pazienti con POTS viene ricercata per personalizzare il trattamento sulla base della fisiopatologia. Le terapie non farmacologiche sono tipicamente considerate di prima linea; i farmaci vengono impiegati per i sintomi refrattari⁷⁹.
    Nella POTS ipovolemica, gli interventi mirano ad aumentare il volume plasmatico: elevata assunzione di liquidi e sale, esercizio fisico e fludrocortisone³.
    Nella POTS neuropatica, i trattamenti puntano a migliorare il ritorno venoso tramite compressione esterna (calze compressive, contromanovre) o vasocostrizione farmacologica (midodrina)³.
    Nella POTS iperadrenergica, gli interventi mirano a ridurre l’attività simpatica: evitare farmaci simpaticomimetici come gli SNRI e utilizzare farmaci come i beta-bloccanti³⁹.

    Questi fenotipi non sono mutuamente esclusivi e contribuiscono tutti ai sintomi della POTS¹³⁹. Tuttavia, la risposta al trattamento è altamente eterogenea. Poco si conosce sulla prevalenza dei vari fenotipi e sull’utilità, se esiste, di utilizzare i sintomi per assegnare il fenotipo e guidare il trattamento iniziale. Inoltre, non esistono dati sulla prevalenza e sulle presentazioni cliniche di fenotipi sovrapposti. Questo studio ha quindi l’obiettivo di descrivere la presentazione clinica dei pazienti POTS valutati in un ambulatorio specialistico, concentrandosi sulle differenze sintomatologiche tra fenotipi.

     

    Metodi

    Il protocollo di studio è stato revisionato e considerato esente dal Mayo Clinic Institutional Review Board (IRB#21-000572). Tutti i metodi sono stati eseguiti in accordo alle normative vigenti. È stato ottenuto il consenso informato da tutti i soggetti e/o dai loro tutori legali. I pazienti senza autorizzazione alla ricerca sono stati esclusi.

    Tutti i pazienti sono stati valutati da internisti generali presso l’Integrative Medicine POTS Clinic della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, dal 17 aprile 2014 all’8 febbraio 2021. I pazienti venivano indirizzati da varie fonti, tra cui medicina interna, specialisti e auto-invio. Tutti hanno svolto una valutazione infermieristica pre-visita standardizzata.

    Durante la valutazione clinica sono stati raccolti i seguenti dati:
    – dati demografici
    – stato civile
    – occupazione
    – storia di consumo di tabacco
    – eventuale precedente diagnosi di POTS (e età alla diagnosi)
    – sintomi concomitanti
    – sintomi principali che impattano sulla qualità della vita
    – disabilità auto-riferita (Sheehan Disability Scale)

    I pazienti hanno eseguito un protocollo diagnostico standardizzato comprendente HUTT per confermare la POTS e specifici esami di laboratorio per definire il/i fenotipo/i ai fini terapeutici.

    Tutti i pazienti hanno effettuato l’autonomic reflex screen, che include:
    – QSART (Quantitative Sudomotor Axon Reflex Test)
    – risposta cardiaca al respiro profondo
    – HUTT¹¹

    La definizione di QSART anormale non era standardizzata e dipendeva dal valutatore. Un QSART anormale veniva approfondito con test del sudore tramite test termoregolatorio (TST) quando indicato.

    I test fenotipici comprendevano:
    – catecolamine in clinostatismo e ortostatismo
    – raccolta urinaria sodio 24h

    Il prelievo delle catecolamine veniva eseguito in un centro endocrinologico dedicato: il primo prelievo in posizione supina e il secondo dopo 10 minuti in piedi.

    Alcuni esami potevano non essere eseguiti se non clinicamente indicati. Eventuali farmaci interferenti venivano sospesi quando possibile.

    Criteri di fenotipo:
    – ipovolemico: sodio urinario < 100 mmol/24h
    – neuropatico: risposta sudomotoria anormale o pattern anomalo al TST
    – iperadrenergico: noradrenalina ortostatica > 600 pg/mL oppure aumento di PA sistolica o diastolica ≥ 10 mmHg all’HUTT¹²

    I dati sono stati raccolti prospetticamente e poi revisionati retrospettivamente. L’analisi statistica è stata eseguita con R 3.6.3.

     

    Risultati

    Criteri di inclusione

    Su 430 partecipanti, 378 avevano una diagnosi pregressa di POTS o soddisfacevano i criteri diagnostici e sono stati inclusi.

    Dati demografici

    Tra i 378 partecipanti (N variabile a seconda dei dati mancanti):

    • 89,9% femmine (340/378)
    • Età media: 23,0 ± 4,9 anni (n = 378)
    • Stato civile: 68,3% single (258/378)
    • Occupazione: 38,5% studenti (145/377), 35,0% occupati (132/377)
    • Non fumatori: 91,1% (336/369)
    • BMI medio: 24,8 ± 6,0 kg/m² (n = 369)
    • Precedente diagnosi di POTS: 81,2% (306/377)
    • Età media alla diagnosi iniziale: 21,0 ± 5,6 anni (n = 299)

    Fenotipi

    La POTS iperadrenergica è risultata il fenotipo più comune (75,0%, 264/352), seguita dalla POTS ipovolemica (44,9%, 158/352) e dalla POTS neuropatica (37,8%, 133/352). Questi fenotipi non erano mutuamente esclusivi e molti pazienti presentavano una combinazione di fenotipi: il 41,7% (147/352) presentava due fenotipi, e l’11,4% (40/352) mostrava contributi da tutti e tre (Tabella 2).

     

    Sintomi

    Il sintomo più comune era la sensazione di testa leggera (97,6%, 369/378), seguita da tachicardia, mal di testa, vertigini, difficoltà cognitive, debolezza, disturbi visivi, intolleranza all’esercizio, palpitazioni, dispnea, dolore toracico, affaticamento in ortostatismo, ansia e tremori — tutti riportati da più dei due terzi dei partecipanti (Tabella Supplementare S1).

    Tra i sintomi riferiti, i due che più compromettevano la qualità della vita erano la sensazione di testa leggera (29,9%, 113/378) e le vertigini (28,0%, 106/378), seguiti da affaticamento in ortostatismo, affaticamento, cefalee e difficoltà cognitive (Tabella Supplementare S2).

    Altri sintomi cronici comuni includevano cefalee (60,3%, 228/378), dolore (52,1%, 197/378), nausea (50,8%, 192/378) e stipsi (25,9%, 98/378) (Tabella Supplementare S3).
    I sintomi gastrointestinali persistenti erano molto comuni (81,2%, 307/378).

    L’ANOVA è stata eseguita confrontando la frequenza dei sintomi tra i diversi fenotipi (Tabelle Supplementari S1–S3). È stata applicata la correzione di Bonferroni per ridurre la probabilità di errore di tipo I. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nei sintomi tra fenotipi.

     

    Diagnostica

    Nel tilt test, la frequenza cardiaca media in clinostatismo era 75,7 ± 13,8 bpm, mentre il valore massimo raggiunto era 109,2 ± 18,7 bpm, con un aumento medio di 33,5 ± 14,4 bpm (Tabella Supplementare S4).

    La noradrenalina in ortostatismo è stata misurata in tutti i 378 partecipanti:
    • media di 744 ± 359 pg/mL nei pazienti con POTS iperadrenergica (n = 264)
    • media di 415 ± 102 pg/mL nei pazienti senza fenotipo iperadrenergico (n = 71) (Fig. 1)

    La natriuria delle 24 ore è stata completata in 355 partecipanti, con i seguenti valori medi:
    • 119,2 ± 61,2 mmol/24h nel campione totale (n = 355)
    • 69,7 ± 22 mmol/24h nei pazienti con POTS ipovolemica (n = 158)
    • 158,9 ± 53 mmol/24h nei pazienti senza POTS ipovolemica (n = 197)

    Il QSART è stato eseguito in 367 partecipanti: 82 (22,3%) presentavano un risultato anomalo.
    Il TST è stato completato in 276 partecipanti: 95 (34,4%) presentavano anormalità.

     

    Disabilità

    La Sheehan Disability Scale mostrava un livello di compromissione funzionale da moderato a marcato in tutti e tre i domini:
    • lavoro/scuola: 7,1 ± 2,8
    • vita sociale: 7,0 ± 2,5
    • vita familiare/responsabilità domestiche: 6,4 ± 2,8

    In media, i partecipanti hanno riportato:
    • 3,0 ± 2,8 giorni nell’ultima settimana di completa incapacità di svolgere le proprie attività
    • 4,7 ± 2,3 giorni in cui i sintomi hanno ridotto la produttività lavorativa o scolastica

    Non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra fenotipi (Tabella Supplementare S5).

     

    Discussione

    Gran parte delle conoscenze attuali sulla POTS deriva dalla pratica clinica. In particolare, poco è noto sulla prevalenza dei fenotipi e sull’eventuale valore dei sintomi nella determinazione del fenotipo e nella guida del trattamento iniziale. Sono presenti pochi studi che confrontino la presentazione clinica tra fenotipi e, per quanto noto, non esistono studi sulle sovrapposizioni fenotipiche. Il presente studio, con un campione ampio (n = 378), descrive la presentazione clinica dei pazienti valutati in una clinica specialistica per POTS, con particolare attenzione alle differenze sintomatologiche tra fenotipi.

    Il profilo demografico dei partecipanti è coerente con la letteratura: giovani adulte di sesso femminile, studentesse o occupate⁴⁵⁸. Lo studio non distingueva tra lavoro/studio a tempo pieno o parziale, né rilevava l’uso di accomodamenti per disabilità. È probabile che molti partecipanti fossero studenti o lavoratori part-time, frequentassero scuola online e/o necessitassero di accomodamenti, oppure che ciò rifletta un bias di campionamento legato al fatto che la clinica è un centro medico di alto livello. Lo stato civile, poco descritto in letteratura, mostrava prevalenza di persone single, probabilmente per età e fase di vita.

    La grande varietà di sintomi riferiti è coerente con l’eterogeneità della POTS. La testa leggera era il sintomo più comune e quello che maggiormente comprometteva la qualità della vita. Altri sintomi comuni includevano tachicardia, cefalee, vertigini, difficoltà cognitive, debolezza, disturbi visivi, palpitazioni, intolleranza all’esercizio, dispnea, dolore toracico e ansia. Il sintomo “fatica” non era valutato specificamente ma appariva sotto “altri sintomi” (9,5%); tale bassa prevalenza può riflettere il fatto che i pazienti con fatica predominante vengono indirizzati alla clinica ME/CFS, dato che l’intolleranza ortostatica è un criterio diagnostico del ME/CFS secondo l’Institute of Medicine 2015¹³.

    Non sono state trovate differenze significative nei sintomi tra fenotipi. Questo supporta l’idea della POTS come sindrome unitaria con eziologia multifattoriale, pur non escludendo fenotipi fisiopatologici distinti e sovrapposti. Tuttavia, l’ampia sovrapposizione fenotipica potrebbe aver mascherato eventuali differenze.

    I tre fenotipi più comunemente riconosciuti sono:
    • ipovolemico
    • iperadrenergico
    • neuropatico

    Esiste incertezze sui criteri diagnostici e sui cut-off dei test. Questo studio contribuisce a una ricerca ancora in corso. Attualmente, le evidenze cliniche suggeriscono:
    – natriuria 24h per POTS ipovolemica
    – noradrenalina in ortostatismo o aumento della PA sistolica al tilt test per fenotipo iperadrenergico
    – biopsia cutanea o QSART/TST per fenotipo neuropatico¹–³⁹

    La prevalenza dei fenotipi  è stata poco studiata. Rispetto allo studio di Thieben et al.¹¹ (152 partecipanti), il nostro ha mostrato una POTS neuropatica meno comune, nonostante criteri più inclusivi (37,8% vs 42,8% QSART e 53,8% TST). La POTS ipovolemica è risultata più frequente (44,9% vs 28,9%). La POTS iperadrenergica, come atteso da criteri più ampi, era molto più frequente (75,0% vs 29%).

    Molti centri utilizzano la biopsia cutanea per valutare la densità delle fibre nervose epidermiche nella neuropatia delle piccole fibre (SFN) e/o nei fenotipi neuropatici¹⁴–¹⁶. La biopsia è più accessibile e meno costosa al di fuori dei centri superspecialistici. Poiché nella nostra clinica non viene effettuata routinariamente, ci si è basati su QSART e TST. Il QSART anormale risultava più raro (22,3%) rispetto alla letteratura (30–50%)¹⁶–¹⁷, forse per differenze nelle tecniche o nella sensibilità dei test.

    Lo studio ha inoltre descritto fenotipi puri e misti, con il fenotipo iperadrenergico puro come il più comune. Il 6,8% (24 pazienti) non rientrava in alcun fenotipo, suggerendo meccanismi ulteriori o criteri troppo stringenti. Ad esempio, il cut-off di 600 pg/mL per la noradrenalina ortostatica potrebbe essere troppo elevato, sulla base dei valori medi riscontrati (Fig.1).

    I fenotipi vengono ricercati soprattutto quando le misure non farmacologiche non hanno migliorato i sintomi.
    • Nella POTS iperadrenergica si riduce il drive simpatico con beta-bloccanti o si trattano tachicardia e sintomi correlati con ivabradina.
    • Nella POTS neuropatica si utilizza la vasocostrizione farmacologica (pyridostigmina, midodrina).
    • Nella POTS ipovolemica si aumenta il volume plasmatico con fludrocortisone³⁹.

    Non esistono RCT robusti per questi interventi; il loro uso è basato sull’esperienza clinica.

    La POTS impatta la qualità di vita in modo paragonabile a BPCO e scompenso cardiaco¹⁸. La Sheehan Disability Scale (SDS) ha mostrato compromissione moderata-marcata in più domini e diversi giorni alla settimana di ridotta produttività. Non sono state rilevate differenze tra fenotipi. Solo il 2,7% dei pazienti si identificava come “disabile”, molto meno rispetto al 34,2% rilevato da un grande sondaggio²² — probabilmente per bias campionamento.

    Alcuni dati sono auto-riferiti e quindi soggetti a bias. I pazienti valutati in un centro di riferimento possono non rappresentare la popolazione generale di POTS. Molti presentavano sintomi da oltre 2 anni e non avevano risposto ai trattamenti conservativi, motivo per cui la clinica potrebbe vedere un numero più elevato di casi iperadrenergici.

     

    Conclusione

    In linea con la letteratura, la POTS colpisce prevalentemente giovani donne adulte con una vasta gamma di sintomi che compromettono la funzionalità in più ambiti. Non sono state riscontrate differenze sintomatologiche tra fenotipi, supportando l’idea della POTS come sindrome unificata a eziologia multifattoriale.
    Poiché i sintomi non permettono di distinguere i fenotipi, effettuare ulteriori test è fondamentale quando si intende procedere con un trattamento farmacologico mirato:
    • natriuria 24h per fenotipo ipovolemico
    • catecolamine in clinostatismo/ortostatismo e aumento della PA sistolica al tilt test per fenotipo iperadrenergico
    • biopsia cutanea o QSART/TST per fenotipo neuropatico

    La mancanza di differenze sintomatologiche potrebbe essere dovuta alla forte sovrapposizione dei fenotipi, ai limiti dei test disponibili e all’incompletezza dell’attuale conoscenza fisiopatologica della POTS. La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sul miglioramento della caratterizzazione fenotipica per poter personalizzare meglio il trattamento.

     

    Fonte studio: Symptom presentation by phenotype of postural orthostatic tachycardia syndrome NatureScientifc Reports (2024) 14:205 | https://doi.org/10.1038/s41598-023-50886-8

     

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